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LA MIA ESPERIENZA DI VOLONTARIO

di Gianni Bigolin

L’ho scoperta vent’anni fa. Un amico mi ha chiesto di partecipare ad un pellegrinaggio a Lourdes ed io ho detto proviamo…

In quel pellegrinaggio ho scoperto che aiutare le persone in difficoltà ti riempie la vita e ti fa capire quanto fortunato sei ad avere tante e tante persone vicino e che ti attorniano.

Ho capito che c’è una differenza sostanziale tra volontariato e carità cristiana, il volontariato lo si fa per la propria volontà invece la carità cristiana si fa vedendo Gesù nella persona che aiuti, qualunque difficoltà abbia.

Ho spaziato in molte attività di volontariato tra tossicodipendenti, disabilità e problemi giovanili come gli “affidi”.

Riscopro sempre che essere d’aiuto ai tossicodipendenti, secondo me, è un vero servizio di volontariato, perché queste persone distruggono la loro vita da sole e spesso, qualsiasi cosa si faccia per loro, diventa incomprensibile per noi volontari non vedere un risultato immediato. Avviene anche di sentirsi impotenti e di venire offesi da queste persone. Va anche detto che non manca la rivincita che sta nella soddisfazione di vederli “usciti dal tunnel”, (anche se solo in pochi casi).

E’ impagabile una vita salvata alla morte, una vita che rinasce, una vita che può aiutare altre vite a rinascere.

Nell’aiutare le persone con disabilità, invece, hai una soddisfazione immediata, perché con uno sguardo, un abbraccio, un sorriso o un grazie ricevi subito un contraccambio del gesto che hai compiuto.

Le emozioni che si vivono nell’aiutare le persone che si riconoscono nel disagio, sono emozioni di gioia, e non ci rendiamo conto che facendo questi gesti di vicinanza ed attenzione concrete riceviamo moltissima energia. È proprio come ci viene insegnato dal Vangelo: saremo ricompensati 100 volte tanto.

L’esperienza con i ragazzi in affido è una esperienza totalmente diversa. I giovani sono feriti dentro da persone adulte, ovvero dai loro genitori.

Abbiamo iniziato io e mia moglie, che condivide con me le esperienze di carità cristiana, prendendo in affido G., una ragazza orfana di padre e con la madre alcolista.

Ha vissuto in casa nostra un anno circa poi ha deciso di rientrare in comunità.

Alla domanda perché hai deciso di andare via? Lei ha detto che non lo sapeva. Pur confermandole, di nostro, la sua buona situazione, circondata da persone disponibili e che le volevano bene, con nuove amicizie, con un lavoro, un tetto, si è poi detta preoccupata della madre che avrebbe voluto aiutare. A sedici anni è questo che la tormentava e la motivava a scegliere. E’ tornata in comunità e da là ha provato a fare qualcosa per la mamma. Ora G. sta bene, ha un fidanzato, un figlio e ci sentiamo spesso.

Abbiamo poi fatto la famiglia di supporto con L., una ragazza abbandonata. La famiglia di supporto è aiutare una famiglia che ha in affido un bambino.

Stiamo ancora seguendo questa ragazza che ha compiuto 19 anni poco tempo fa. Questa ragazza ci sente come suoi genitori perché ogni qualvolta senta utile una chiacchierata o non stia bene ci chiama. E’ bello sentirsi punto di riferimento per qualcuno e dà un senso alla propria vita.

Altre tre esperienze di affido sono venute negli anni precedenti con sviluppo alternato, a volte positivo, a volte negativo.

In questo periodo è arrivato un bambino, D., senza famiglia accolto con amore perché resterà con noi a vita, se vorrà, quindi siamo aperti ad essere genitori educando e insegnando a lui e imparando noi che la vita è un dono.

Auguro a tutti di dedicare la propria vita agli altri senza riserve.

Buona vita a tutti.

VOLONTARIATO E ASSOCIAZIONE BAKHITA SCHIO-SUDAN

Ne parliamo col presidente Gianfrancesco Sartori

d) – Gianfrancesco, come nasce e qual è lo scopo dell’Associazione Bakhita Schio Sudan?

r) – L’Associazione Bakhita Schio Sudan nasce nel 2018 come naturale prosecuzione di un “progetto” con mandato decennale, promosso direttamente dall’Amministrazione comunale di Schio in collaborazione con la Chiesa locale e la Società civile attraverso un comitato nato ad hoc oltre 10 anni prima.

Dobbiamo ricordare alcune date importanti per configurare l’attuale fisionomia dell’Associazione: nel 2000 Giuseppina Bakhita viene proclamata Santa. L’8 febbraio del 2003 l’Arciprete del Duomo di Schio mons. Antonio Doppio assieme a mons. Giacomo Bravo muoiono in un incidente nella terra di Bakhita il Sudan durante una visita nei luoghi natii della Santa. (Coincidenza particolare ricordando che Santa Giuseppina era morta proprio l’8 febbraio del 1947 a Schio). Tra il 2003 e il 2007 la città di Schio si interroga a vari livelli sulla presenza della Santa in città, sul ruolo avuto da questa piccola grande donna vissuta a cavallo delle due guerre. Nasce così il Comitato Bakhita Schio Sudan. Nel 2017 Santa Giuseppina Bakhita, su proposta del sottoscritto fatta propria dall’Amministrazione Comunale e con voto unanime del Consiglio Comunale, diventa cittadina onoraria della città di Schio. Nel 2018 il comitato aveva concluso il mandato decennale e sulle sue orme si è costituita l’Associazione Bakhita Schio Sudan APS.

Lo scopo dell’Associazione è sostanzialmente duplice: tener vivo il ricordo di Santa Giuseppina Bakhita in città e cercare di operare nella Sua terra con iniziative di scolarizzazione, alfabetizzazione, formazione professionale, contrasto alle moderne schiavitù. Il proposito è di aiutare la popolazione Sudanese (Nord e Sud Sudan) ad emanciparsi, a vedere un futuro di speranza nella propria terra.

d) – Gianfrancesco la vostra è una associazione di volontariato puro?

r) – Si tutti operiamo nella più completa gratuità, anzi!

d) – Come si fa una scelta di volontariato?

r) – Una scelta di volontariato può nascere con varie motivazioni. Nel mio caso alla base c’è la convinzione che nessuno è un’isola e che parte della nostra esistenza deve essere dedicata agli altri per aiutarci tutti insieme, portando ognuno il proprio mattoncino, a creare un mondo migliore. E’ stato questo il primo sprone in tutta la mia piccola storia di volontariato. Ho interpretato così il mio servizio alla crescita di ragazzi come animatore di AC per svariati anni, ho applicato questa visione nel mio impegno politico (2 mandati in Consiglio di Quartiere e quattro in Consiglio Comunale), è stato il mio faro nell’impegno come rappresentante dei genitori e presidente di una scuola per l’infanzia, lo è ora come presidente di questa associazione.

d) – Come si concilia lavoro, volontariato, famiglia?

Quando si ha un lavoro che prende molte energie come nel mio caso (sono responsabile della qualità in una primaria Azienda della nostra città che opera nella realizzazione di impianti per il trattamento delle acque con forte vocazione internazionale) il tempo per il volontariato si deve trovare nel proprio tempo libero, rubarlo alla famiglia come suol dirsi. Bisogna avere una notevole sintonia col coniuge.

Una volta parlando con un mio carissimo amico che ha i figli di età del mio e che ha condiviso con me molti impegni di volontariato e ora, guarda caso, è il vice presidente dell’Associazione Bakhita Schio Sudan, ci ponevamo il problema se questo fosse giusto… Alla fine abbiamo concluso che la nostra speranza è di poter essere d’esempio, di motivazione, di stimolo, per i nostri figli. A loro abbiamo rubato qualche ora della nostra vicinanza ma non è stato per andare a fare altro per noi stessi, ma per dare un po’ di noi a quel mondo più grande che è oltre il nostro orticello. Speriamo aver seminato bene e che un giorno facciano anche loro lo stesso!

d) – Una delusione e una soddisfazione nella tua attività di volontariato?

r) – Qualsiasi cosa uno faccia nella vita incontra sia delusioni che soddisfazioni. A volte le prime fanno più rumore, fanno più male e quindi sembrano primeggiare, ma quando ci si pensa un po’ si vede che non è realmente così.

Se devo dire una delusione, sebben dovuta a una causa di forza maggiore, non posso scordare l’arresto del progetto agricolo iniziato a Renk in Sud Sudan. Per più volte l’Associazione ha inviato un agronomo italiano sul campo, ha portato alla nascita di un comitato locale, ci sono stati i primi raccolti e poi è arrivata la guerra civile e ha spazzato via tutto. Il volontario è stato costretto per motivi di sicurezza a rientrare, le coltivazioni rase al suolo assieme al nostro sogno di rendere la popolazione autonoma sotto il profilo alimentare.

Tanta passione, tanto impegno e poi in un attimo… Un duro colpo sui denti! Le guerre finiscono, le necessità si fanno ancora più grandi, bisogna saper ripartire!

Le soddisfazioni in realtà sono state parecchie. L’aver tessuto rapporti e collaborazioni importanti per la terra di Bakhita con tantissime persone e Associazioni con la finalità di realizzare micro progetti. A titolo personale la grande soddisfazione di aver avuto l’opportunità di far conoscere l’Associazione Bakhita Schio Sudan attraverso il canale uno della Rai in un’intervista con don Marco Pozza per il programma “Le ragioni della speranza” all’interno del format “A Sua Immagine”.

d) – Un sogno per la tua Associazione?

r) – Semplicemente che possa portare quella piccola goccia di bene che, come direbbe Madre Teresa di Calcutta, altrimenti al mare del bisogno mancherebbe!    

L’Esperienza del Dono

Mi chiamo Simone, ho 47 anni e abito a Torrebelvicino.

E con questo? Niente, solo per dare un nome e un’età ad una persona qualunque, immersa nella quotidianità come tutti noi.

E nella quotidianità, per molto tempo mi sono chiesto che valore volessi dare al tempo libero che mi restava. Come dargli un valore, un significato? Dove, per quanto tempo e come?

Attorno ai 30 anni ho cominciato a rendermi utile in Caritas diocesana Vicenza, presso casa San Martino, esperienza formativa molto importante proseguita per molti anni, a contatto con chi non può (momentaneamente) vivere la “nostra stessa quotidianità”. È stato là che ho scoperto la solidarietà concreta, il contatto reale e il “donarsi” con il cuore, la carità cristiana, ma con il tempo cercavo anche qualcosa di più, volevo crescere.

Il mio ricercare ha incrociato una ONG (organizzazione non governativa) – no profit – di Cittadella, operante nei paesi del sud del mondo con progetti di sostegno, educazione, e soprattutto con una concreta “cooperazione internazionale”. Questa associazione si chiama Incontro Fra i Popoli ed è conosciuta in Italia per essere una ong molto etica, seria e affidabile.

Mi presento a loro e chiedo di poter fare un’esperienza forte laggiù per vivere un mese immerso in quella realtà, come un africano. Il presidente Leopoldo Rebellato mi propone un soggiorno di condivisione in Repubblica Democratica del Congo, a Bukavu e Uvira (dove hanno soggiornato il nostro ambasciatore e la sua scorta uccisi tragicamente a Febbraio 2021). Accetto e senza troppi preparativi per non crearmi aspettative mi organizza il viaggio. Al mio arrivo vengo accolto e “ospitato “per un mese dalle strutture e partner locali che sosteniamo dall’Italia. Conosco così un’umanità e soprattutto una dignità a noi difficile da capire … ho visitato strutture, giocato con bambini orfani di guerra, partecipato a incontri di alfabetizzazione per donne e bambini, viaggiato nei villaggi nella foresta per progetti di sviluppo con il microcredito, ospitato da una ong locale, fatta e gestita da africani, nostri partner super affidabili. Ho scoperto che anche loro sanno fare le cose bene … Mi è stato chiesto di controllare i nostri progetti in terra d’Africa, come venissero gestiti e che idee nuove fossero emerse da poter valutare e, se fossero sostenibili, da supportare.

Ho imparato che:

  • il terzo mondo, o come lo chiamiamo noi…in realtà è fatto di paesi “impoveriti” anche da noi, attraverso il nostro sistema economico e quindi anche dalle nostre scelte consumistiche, anche se indirettamente, piaccia o no è così;
  • al “povero” non manca l’intelligenza, ma solo l’opportunità di poterla mettere in atto;
  • la dignità, la solidarietà, la fratellanza, la volontà sana di emergere e sopravvivere bene è una spinta incredibile che qui da noi abbiamo un po’ perso o forse annacquato con il benessere e con i bisogni appagati;
  • ogni giorno ringrazio per poter avere acqua potabile comodamente dal rubinetto di casa e le medicine in caso di necessità;
  • il tempo per gli africani è molto più abbondante che per noi occidentali: noi guardiamo l’orologio, loro il ciclo del sole;
  • ci osservano, ci vedono dalla tv, le nostre pubblicità, il nostro stile di vita che ostentiamo;
  • abitiamo lo stesso pianeta, che siamo esseri umani, tutti uguali, stessi diritti, che tutti nasciamo e poi torniamo a “casa”…

Sono passati 13 anni da qual viaggio che mi ha cambiato la visione del mondo, e radicalmente trasformato dentro: come mi aveva detto il presidente “fai questo viaggio con il cuore aperto, sarai molto più utile all’Africa quando tornerai in Italia e contribuirai alla causa da qui”.

Aveva pienamente ragione.

Ho capito che c’è una parte della nostra società che si affina e cresce in cultura, conoscenza, sensibilità e condivisione (persone, gruppi, associazioni), e alimenta e soddisfa una spinta di ricerca interiore.

Un’altra parte che scende e scivola sempre più nell’indifferenza, ignoranza e superficialità.

Io ho scelto la prima, impegnandomi a sostenere vari progetti anche laggiù (soprattutto nella Rep. Dem. del Congo e Camerun) raccogliendo fondi e piccole rinunce in occasioni speciali, a favore di progetti seri, etici, ben seguiti e rendicontati. Ho creato una rete con colleghi e amici, tutti entusiasti e ogni anno coinvolgiamo le famiglie a sostenere quei progetti che sentiamo più vicini, insegnando anche ai figli il valore di una piccola rinuncia che diventa un valore che si moltiplica laggiù. Un filo tra noi con forse la parte più povera del mondo, quasi un fragile cordone ombelicale, che fa scorrere tanta energia positiva e alimenta la speranza.

Ora, di questa associazione mi ritrovo vicepresidente e lo sento come un impegno civile e morale, seminando attraverso le iniziative di educazione alla cittadinanza globale anche nelle scuole, senza però dimenticare mai la realtà qui attorno a noi, altrettanto bisognosa di sostegno e aiuto.

Forse, un po’ provocatoriamente, mi sento di sostenere in pieno la famosa frase “aiutiamoli a casa loro!” rispondendo che siamo qui presenti e attendiamo tutte le persone che vogliano essere coerenti e contribuire a ridurre le disuguaglianze che non riusciamo a cogliere appieno da casa con piccoli gesti per noi qui molto “sostenibili”.

E per i giovani … esperienze simili di vita e di servizio sono determinanti per cambiare in meglio e per diventare “cittadini globali”.

E per chi vuole saperne di più siamo in www.incontrofraipopoli.it

Simone Pietribiasi

LIBRARSI LIBERI ……….. dal 14 aprile

… per liberare la propria creatività, far volare la fantasia, coltivare amicizie e colorare le emozioni.

Ecco la prima iniziativa nell’ambito dell’AZIONE 5 del progetto “Insieme irRETIamo il Covid”, a cura di Gsm San Giorgio Odv, in sinergia con altre tre associazioni.

Inizio il 14 aprile prossimo, nel rispetto della normativa anti Covid-19. Realizzazione di un servizio settimanale di prestito/scambio libri presso la sede di Gsm San Giorgio Odv via Falgare 35, primo piano – il mercoledì dalle ore 18 alle 19 o mediante appuntamento.

Vogliamo dare ad un primo gruppo ristretto di persone di ogni età, assetate di letture stimolanti, la possibilità di approfondire argomenti diversificati e selezionati di letteratura, ponendosi in confronto tra loro e divenendo poi animatori di iniziative collegate alle letture svolte.

Coinvolgeremo successivamente un gruppo più numeroso di persone affinché si avvicinino alla lettura consapevole e creativa.

Possibili sessioni online.

Possibile costituzione di gruppi distinti e specifici, in cui liberare la propria creatività, far volare la fantasia, coltivare amicizie e colorare le emozioni.

irRETIamo il Covid … si procede

AZIONI 2, 3 e 4 del progetto “Insieme irRETIamo il Covid”, finanziato dalla Regione Veneto con fondi statali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
In realtà è già dal mese di gennaio che le azioni, tutte a cura del Centro Aiuto alla Vita Odv di Schio (CAV Odv Schio), sono in fase realizzativa.
Ecco la nota dell’Associazione partner.

“Il Centro di Aiuto alla Vita Odv, in partenariato con le associazioni: “Gruppo Sociale Missionario San Giorgio Poleo Odv Schio”, “Solidarietà e Speranza Odv Monte di Malo” e “Donne per le Donne Odv Schio” ha partecipato al bando regionale con il progetto “Insieme irretiamo il Covid – per una qualità di vita migliore” e ha ottenuto il finanziamento per avviare cinque progetti che prevedono in particolare:
• Apprendimento lingua italiana per favorire l’integrazione nel territorio e i rapporti con Scuola, Sanità e Servizi sociali del Comune di nostre assistite;
• Formazione per ottenere la patente di guida per favorire l’autonomia della donna negli spostamenti e poter accedere più facilmente al mondo del lavoro;
• Inserimento in Scuola dell’Infanzia e in Scuola Primaria per favorire l’integrazione dei bambini nel tessuto sociale attraverso il gioco con i coetanei, il rispetto delle regole e l’acquisizione della lingua italiana che renderà più facile l’apprendimento scolastico nel passaggio alla scuola primaria;
• Corso di economia domestica e di sicurezza, con attestato finale, che darà la possibilità, alle persone partecipanti, di poter trovare più facilmente un lavoro;
• Viaggio per salute sostegno a famiglie per controlli periodici e cure cliniche specialistiche fuori regione di familiari con gravi problemi di salute.

Tutti gli interventi sono curati direttamente dal Centro Aiuto alla Vita ODV e sono finalizzati ai bisogni delle comunità di riferimento, con particolare attenzione alle situazioni di fragilità e bisogno di madri sole prive di autonomia, con figli piccoli e senza appoggi familiari o nuclei familiari in situazioni di povertà economica a causa dell’emergenza Covid1-9. In particolare gli interventi si inseriscono nei processi di accompagnamento e presa in carico di persone e famiglie in situazione di fragilità, come programmato”.

A CUBA … IN TEMPO DI COVID

Dal 2012 per circa 3 mesi all’anno mi reco a Cuba costantemente.

Inizialmente è stata una normale vacanza poi anno per anno è diventato il mio paese adottivo. Clima caldo e temperato per tutto l’anno.

Oggi che scrivo 7 febbraio è stata una giornata calda: 29 gradi di giorno e 19 gradi la minima notturna. I bagni in mare il 31 di dicembre sono sempre stati un costante gioioso rilassante ricordo passato e presente. Dal primo viaggio Cuba mi ha ricordato la mia gioventù quando avevo 10 anni (quindi 45 anni fa)… La semplicità della gente, il saluto per strada, l’aiuto solidale di chi nel vicinato ha una infermità e tutti pronti ad una colletta o un aiuto … è la dimostrazione reale e viva di cosa è la solidarietà.

Mia figlia cubana di 10 mesi ha avuto una infezione e necessitava un antibiotico che non si trovava in farmacia; una serie di messaggi e di telefonate e abbiamo trovato il medicinale necessario e senza spese!!!

Mi è stata chiesta una testimonianza sulla situazione del Covid a Cuba. Questi pochi numeri dicono tutto. Dall’inizio della pandemia (marzo 2020) ad oggi 7 febbraio 2021 su una popolazione di 11.5 milioni cubani (circa 1/5 della popolazione italiana) ci sono stati questi casi: 33.484 casi infetti in quasi un anno, 5.595 attualmente i pazienti in ospedale, 5.527 con situazione stabile non grave, 240 deceduti in quasi un anno.

Il tasso di mortalità è minimo rispetto ad altri Paesi. Il controllo della Polizia in strada è costante; se vieni trovato a fare il bagno in mare la multa è di 1.000 dollari…

Ma soprattutto la sanità di territorio funziona!!! Ogni giorno passa una studente di medicina casa per casa e chiede il numero di persone in casa e se superiori a 60 anni e se tiene catarro o febbre…. In ogni quartiere (barrio) ci sono 2/3 zone cosiddette di Consulta dove è presente un dottore e una infermiera…. Visita senza prenotazione e quasi sempre con poca attesa…

In Italia si sono infettati di Covid 19 i miei 2 genitori, i miei 2 fratelli e uno dei miei figli… Forse la statistica ha evitato il mio contagio solo perché mi trovavo a Cuba in questi 2 mesi passati.

Sicuramente approcci differenti tra paesi molto differenti. Cuba è abituata a vivere in costante emergenza causa del blocco americano alle merci oppure causa il vissuto di un Paese sicuramente affascinante ma ancora molto povero nei luoghi dove non arriva il turismo.

Una considerazione finale extra il Covid a questo punto… Di sicuro in un paese socialista non si muore di fame e viene sempre garantita la Sanità pubblica e fino all’Università gratuita… Ma fondamentalmente c’è una forbice ampia di povertà/ricchezza tra chi ha un lavoro di un certo livello e di una certa responsabilità e chi svolge un lavoro di manovalanza o è pensionato. Dal 1 gennaio 2021 lo Stato ha aumentato gli stipendi di 5 volte come media (il minimo è passato da 20 dollari a 100 dollari mese) ma il raffronto va fatto con il conseguente aumento dei prezzi sempre deciso dallo Stato.

La cosiddetta libreta mensile della mia compagna e figlia (che comprende riso, latte in polvere, zucchero, olio, un po di pasta, e altro di prime necessità) è passata da 2 dollari a 20 dollari mese. Significa che l’aumento medio è stato di 10 volte… Una lattina di birra (che già aveva un prezzo altissimo di 1 dollaro) ora si trova a 2 dollari o 3 in ristorante. I turisti possono permettersi ristoranti vacanze in hotel ecc… Il cubano medio o ancor più basso di reddito deve inventarsi giorno per giorno come nutrire la propria famiglia o come comprare un paio di scarpe che costano 30/40 dollari….

Almeno tutto ciò avviene spesso con un sorriso tra le labbra… Ancor più quando inizia una canzone di salsa e tutti pronti a ballare…. Ancora un mese di vita cubana e rientro a marzo.

Di sicuro mi aspetta una Italia colpita al cuore dal Covid ma ancora più frustrata dal teatrino della politica di centro destra o sinistra che gli italiani non si meritano…

Un caro saluto.

Hola.

Ugo Retis

Riflessioni di una Volontaria

di Clitta Frigo

Il volontario accoglie, il volontario ascolta.

Per chi si presenta davanti al volontario c’è accoglienza senza alcuna distinzione di genere, di colore della pelle, di età, di fede religiosa, di provenienza, di scelte.

Tra la persona e il volontario si instaura un contatto. L’atteggiamento è sempre di rispetto da parte del volontario.  Il volontario non costruisce atteggiamenti di accoglienza su pregiudizi che possono venirgli in mente o che gli vengono trasmessi da terzi, perciò sospende qualsiasi giudizio o critica.

In un mondo che non sa più ascoltare prima di parlare, è fondamentale l’ascolto attento e attivo. Se mal volentieri si dà tempo e ascolto la persona se ne rende conto e non si sente accolto.

Ascoltare richiede energia. L’ascolto è accogliere in noi stessi le parole che ci raccontano la vita degli altri mettendo da parte noi stessi.

Ci si può trovare di fronte a situazioni di scoraggiamento, di rabbia, di paura, di rancore, di smarrimento, di stanchezza, di impotenza, di fragilità, di desolazione, di dolore.

È una responsabilità capire i passaggi di informazioni, di spiegazioni, di condivisione di notizie.

Magari la persona che è davanti al volontario pensa che chi gli sta di fronte abbia in tasca la soluzione di tutti i suoi problemi oppure spera che il volontario possegga una specie di assicurazione sulla vita di fronte alle difficoltà, si aspetta risposte e forse certezze.

Il volontario davanti a certe situazioni può faticare a mantenere un certo distaccamento emotivo, a non essere turbato, a non calarsi nei panni dell’altro. Eppure ci si impegna con consapevolezza, con semplicità e con pazienza ad accogliere le mille sfaccettature della questione, a capire l’essenziale delle circostanze. Bisogna comunque rimanere realisti e sapere che non si possono risolvere certe situazioni.

Si cerca di essere imparziali. Si coltiva un rapporto positivo evitando stereotipi e si cerca di costruire una relazione fondata sull’ascolto paziente e sulla comprensione. Quando non ci sono parole adeguate anche il silenzio è un senso di comunicazione.

Nell’incontro reciprocamente possono emergere emozioni ma mai la superficialità. Si sceglie di esprimere speranza alla persona che si presenta con i suoi dilemmi. Superare l’indifferenza e operare con approccio di solidarietà è fondamentale.  L’empatia e la vicinanza non devono mai mancare.

L’impegno preso dal volontario non è un compito semplice da svolgere. Ma si può fare!

CON-CORRENTI … quelli che corrono assieme

Ci sono temi nel nostro quotidiano che sono diventati così complessi e inestricabili che stiamo quasi rinunciando ad affrontarli. Uno di questi è quello economico, ovvero quello della sostenibilità del modo di fare economia della nostra società.

Il paradigma del nostro modello di sviluppo si basa sulla convinzione che la somma degli interessi individuali porta al benessere collettivo.

Ma siamo veramente convinti di questo? Non vediamo che ormai la polverizzazione di un’infinità di interessi particolari ha portato il sistema al caos più assoluto, rendendolo ingovernabile?

I limiti cui siamo giunti sono sotto gli occhi di tutti e la maggior contraddizione è rappresentata dal fatto che, in realtà, nessuno ci sta chiedendo conto dei “debiti” che stiamo scaricando sulle generazioni future, continuando a passare di mano un cerino acceso che è sempre più vicino a bruciarci le dita.

Fra i leader mondiali, sinceramente, non stiamo sentendo grandi idee a riguardo, se non fosse per una luce solitaria che brilla in questa oscurità: Papa Francesco.

Il Papa, con le sue più recenti encicliche e con i suoi continui richiami, sembra proporre l’unico progetto coerente per lasciare ai nostri figli un mondo che difficilmente sarà migliore, ma almeno che non diventi invivibile.

Con la “Laudato sì” è stato fortissimo il richiamo a prendere coscienza che il rispetto della natura non è un’opzione politica, ma l’unico modo per garantire la sopravvivenza della nostra specie.

Con “Fratelli Tutti” ha posto al vertice di ogni azione umana il rispetto della dignità di ogni essere vivente, e questo diventa un potentissimo regolatore delle libertà individuali in grado di arginare abusi che non sono più tollerabili.

Come si fa a continuare a mangiare il nostro piatto di pasta guardando in televisione i corpi annegati di persone che, tentando di sfuggire alle loro miserie, provano ad attraversare i nostri mari.

Eppure capita ad ogni pasto, e non sento nessuno cui il boccone sia andato di traverso.

Nel mondo di adesso, popolato di “individui”, il concorrente è un avversario, spesso un nemico … e al nemico è concesso di fare qualsiasi cosa con tutte le conseguenze del caso.

Ascoltando Papa Francesco però viene in mente che i concorrenti potrebbero essere anche quelli che “corrono assieme”, agendo in modo cooperativo, per massimizzare i benefici di una valorizzazione reciproca.

Chiaro che la prima vittima di questo sarà l’avidità.

Esempi di nuove tendenze cominciano già ad essercene tanti, e, solo per citarne uno, penso a come si stanno espandendo i principi de “l’Economia del Bene Comune” (https://www.economia-del-bene-comune.it/).

Questo però è un altro capitolo, che spero possa essere trattato in prossime occasioni.

Paolo Rudella

Co-Progettazione Sociale

APPROVATO DALLA REGIONE IL NOSTRO PROGETTO

Pensiamo sia una buona nuova l’esito favorevole della nostra partecipazione, come ente capofila, al bando della Regione Veneto promosso nel 2020. La notizia ci è stata comunicata il 30 dicembre scorso, direttamente sul sito della Regione Veneto.

In data 21 gennaio 2021 il direttivo di partenership associativa, ha dato avvio ufficiale al progetto “Insieme irRETIamo il Covid – per una qualità di vita migliore”.

Ma andiamo con ordine.

L’8 settembre dello scorso anno, in una festosa riunione presso le strutture parrocchiali di S. Cuore in Schio, un gruppo di associazioni che già avevano deciso di co-progettare insieme e collaborare più specificatamente nel sociale, si sono riunite e hanno firmato per mano dei loro presidenti l’istanza alla Regione Veneto (vedi galleria fotografica), secondo le direttive del Bando “progetti” (DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE n. 910 del 09 luglio 2020 – Avviso pubblico per il finanziamento di Iniziative e Progetti di rilevanza regionale promossi da organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale. Attuazione Accordi di programma 2019 e 2020 (artt. 72 e 73 del D.Lgs. 117/2017 – Codice del Terzo settore).

Oltre a noi, partecipano in partnership operativa il Centro Aiuto alla Vita Odv di Schio, l’Ass. Donne per le Donne Odv di Schio e l’Ass. Solidarietà e Speranza Odv di Monte di Malo. Vi sono svariate collaborazioni a sostegno della progettualità, tra queste l’ente gestore del CSV vicentino, Ente Volontariato in Rete di Vicenza, il Comune di Schio e il Comune di Thiene.

La somma da noi richiesta, e concessa dalla Regione Veneto, al netto del cofinanziamento, ammonta a poco più di 30.000 €, e coprirà progetti a valere su un anno intero.

L’intervento riguarda la messa in opera di una quindicina di attività, o, meglio, “azioni sociali”, ben delineate, che prevedono:

  • l’impatto sociale atteso, ovvero da un lato i risultati che ci si aspetta a livello sia quantitativo che qualitativo per ciascuna azione e i relativi benefici apportati;
  • gli effetti moltiplicatori e la riproducibilità-sviluppo delle azioni svolte;
  • il valore aggiunto per il fatto di lavorare in rete (in tal caso in partenariato);
  • i benefici legati alla capacità di fare cose che riguarderanno e uniranno in più ambiti ritenuti prioritari.

Non riusciamo in questa sede ad entrare nei singoli dettagli, ma contiamo di farlo quanto prima, nei modi e con i canali che saranno ritenuti più idonei.

Pertanto contiamo di tenervi aggiornati e, soprattutto, contiamo di coinvolgervi.

Verrebbe facile affermare e chiedersi, come fanno in molti: c’è il covid, come faremo?

Beh! Noi crediamo che … insieme possiamo irRETIre il Covid!

A cura di Gianni Faccin

a nome e per conto dei presidenti delle quattro associazioni:

Maria Elisa Lagni – Maria Antonietta Spiller – Gabriella Toso – Giorgio Santacaterina