Categoria: Generale

Riflessioni di una Volontaria

di Clitta Frigo

Il volontario accoglie, il volontario ascolta.

Per chi si presenta davanti al volontario c’è accoglienza senza alcuna distinzione di genere, di colore della pelle, di età, di fede religiosa, di provenienza, di scelte.

Tra la persona e il volontario si instaura un contatto. L’atteggiamento è sempre di rispetto da parte del volontario.  Il volontario non costruisce atteggiamenti di accoglienza su pregiudizi che possono venirgli in mente o che gli vengono trasmessi da terzi, perciò sospende qualsiasi giudizio o critica.

In un mondo che non sa più ascoltare prima di parlare, è fondamentale l’ascolto attento e attivo. Se mal volentieri si dà tempo e ascolto la persona se ne rende conto e non si sente accolto.

Ascoltare richiede energia. L’ascolto è accogliere in noi stessi le parole che ci raccontano la vita degli altri mettendo da parte noi stessi.

Ci si può trovare di fronte a situazioni di scoraggiamento, di rabbia, di paura, di rancore, di smarrimento, di stanchezza, di impotenza, di fragilità, di desolazione, di dolore.

È una responsabilità capire i passaggi di informazioni, di spiegazioni, di condivisione di notizie.

Magari la persona che è davanti al volontario pensa che chi gli sta di fronte abbia in tasca la soluzione di tutti i suoi problemi oppure spera che il volontario possegga una specie di assicurazione sulla vita di fronte alle difficoltà, si aspetta risposte e forse certezze.

Il volontario davanti a certe situazioni può faticare a mantenere un certo distaccamento emotivo, a non essere turbato, a non calarsi nei panni dell’altro. Eppure ci si impegna con consapevolezza, con semplicità e con pazienza ad accogliere le mille sfaccettature della questione, a capire l’essenziale delle circostanze. Bisogna comunque rimanere realisti e sapere che non si possono risolvere certe situazioni.

Si cerca di essere imparziali. Si coltiva un rapporto positivo evitando stereotipi e si cerca di costruire una relazione fondata sull’ascolto paziente e sulla comprensione. Quando non ci sono parole adeguate anche il silenzio è un senso di comunicazione.

Nell’incontro reciprocamente possono emergere emozioni ma mai la superficialità. Si sceglie di esprimere speranza alla persona che si presenta con i suoi dilemmi. Superare l’indifferenza e operare con approccio di solidarietà è fondamentale.  L’empatia e la vicinanza non devono mai mancare.

L’impegno preso dal volontario non è un compito semplice da svolgere. Ma si può fare!

CON-CORRENTI … quelli che corrono assieme

Ci sono temi nel nostro quotidiano che sono diventati così complessi e inestricabili che stiamo quasi rinunciando ad affrontarli. Uno di questi è quello economico, ovvero quello della sostenibilità del modo di fare economia della nostra società.

Il paradigma del nostro modello di sviluppo si basa sulla convinzione che la somma degli interessi individuali porta al benessere collettivo.

Ma siamo veramente convinti di questo? Non vediamo che ormai la polverizzazione di un’infinità di interessi particolari ha portato il sistema al caos più assoluto, rendendolo ingovernabile?

I limiti cui siamo giunti sono sotto gli occhi di tutti e la maggior contraddizione è rappresentata dal fatto che, in realtà, nessuno ci sta chiedendo conto dei “debiti” che stiamo scaricando sulle generazioni future, continuando a passare di mano un cerino acceso che è sempre più vicino a bruciarci le dita.

Fra i leader mondiali, sinceramente, non stiamo sentendo grandi idee a riguardo, se non fosse per una luce solitaria che brilla in questa oscurità: Papa Francesco.

Il Papa, con le sue più recenti encicliche e con i suoi continui richiami, sembra proporre l’unico progetto coerente per lasciare ai nostri figli un mondo che difficilmente sarà migliore, ma almeno che non diventi invivibile.

Con la “Laudato sì” è stato fortissimo il richiamo a prendere coscienza che il rispetto della natura non è un’opzione politica, ma l’unico modo per garantire la sopravvivenza della nostra specie.

Con “Fratelli Tutti” ha posto al vertice di ogni azione umana il rispetto della dignità di ogni essere vivente, e questo diventa un potentissimo regolatore delle libertà individuali in grado di arginare abusi che non sono più tollerabili.

Come si fa a continuare a mangiare il nostro piatto di pasta guardando in televisione i corpi annegati di persone che, tentando di sfuggire alle loro miserie, provano ad attraversare i nostri mari.

Eppure capita ad ogni pasto, e non sento nessuno cui il boccone sia andato di traverso.

Nel mondo di adesso, popolato di “individui”, il concorrente è un avversario, spesso un nemico … e al nemico è concesso di fare qualsiasi cosa con tutte le conseguenze del caso.

Ascoltando Papa Francesco però viene in mente che i concorrenti potrebbero essere anche quelli che “corrono assieme”, agendo in modo cooperativo, per massimizzare i benefici di una valorizzazione reciproca.

Chiaro che la prima vittima di questo sarà l’avidità.

Esempi di nuove tendenze cominciano già ad essercene tanti, e, solo per citarne uno, penso a come si stanno espandendo i principi de “l’Economia del Bene Comune” (https://www.economia-del-bene-comune.it/).

Questo però è un altro capitolo, che spero possa essere trattato in prossime occasioni.

Paolo Rudella

LA SFIDA DEL FUTURO

di Sara Resina

Tra le categorie più penalizzate dalla crisi determinata dalla pandemia ci sono le donne e i giovani, lo ha ricordato anche il presidente Mattarella nel suo discorso di auguri di fine anno.
Da un lato i ragazzi e le ragazze sono stati privati da marzo della scuola e di ogni altra attività extrascolastica di aggregazione. Dall’altro, chi si era inserito nel mercato del lavoro da poco o era impiegato con contratti di stage o stagionali è stato il primo a rimanere a casa.
Ai problemi di oggi, che la pandemia ha accentuato, bisogna sommare anche quelli che riguardano il futuro. Dal debito pubblico in crescita, che dovrà essere ripagato dalle generazioni future, alla mancanza di opportunità di impiego dovute a questo stop forzato.
La pandemia non ha fatto altro che aggravare la situazione delle generazioni più giovani, segnali poco positivi erano infatti presenti anche prima dell’anno scorso. Primo fra tutti, il progressivo invecchiamento delle popolazioni dei paesi occidentali. Il calo delle nascite è un dato costante degli ultimi anni così come l’aumento dell’aspettativa di vita: i giovani sono nei fatti una minoranza e come tale vengono presi in considerazione quando si decide del futuro.
La sensazione è che non ci saranno soluzioni semplici per affrontare i problemi di oggi che si riflettono sul domani. Senza entrare nel dibattito sulle scelte strategiche ed economiche, vale la pena spendere qualche parola sulle modalità con le quali queste decisioni dovrebbero essere pensate.
La strada è quella della partecipazione, anche dei giovani. I tentativi di farsi ascoltare da parte di ragazzi e ragazze ci sono, basti pensare a quante volte sono scesi in piazza per gridare la preoccupazione per come vengono gestite in questo momento le risorse naturali e su come questo inciderà sul futuro della Terra e quindi dei suoi abitanti del futuro. O agli studenti e alle studentesse che in questi ultimi mesi hanno protestato per l’incapacità di trovare delle soluzioni, o almeno di pensarle con serietà, per conciliare l’esigenza della didattica in presenza con le misure di contrasto alla pandemia. Inoltre, guardando alle esperienze personali, sicuramente ognuno avrà in mente qualche ragazzo o ragazza che partecipano attivamente alle realtà associative locali e che si impegnano in politica o nei settori aggregativi, del sociale, sportivi e del volontariato in generale.
Le sfide che già oggi ogni realtà è chiamata ad affrontare possono essere affrontate meglio se si instaura un dialogo intergenerazionale (ma lo stesso ragionamento vale per ogni altro gruppo che al momento è considerato “minoranza”). Non un mero delegare ai giovani responsabilità che competono ad altre generazioni. Non un ascolto, magari appassionato, ma che in realtà non è altro che un modo paternalistico di dare voce senza poi lasciare spazio effettivo alle nuove idee. Piuttosto, un confronto che serva a maturare idee condivise e a cedere con la necessaria fiducia alcune responsabilità e compiti a chi ha il coraggio di assumerseli, anche se per la prima volta.