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Intervista ad Antonietta Spiller a cura di Gianni Faccin

Antonietta, in breve, quale è la tua storia?

Non è una domanda semplice, ma forse ripercorrere la strada fatta può essere sempre utile! Io tendo a chiudere le esperienze passate e pensare a quelle che potrò fare in futuro perché accanto a un modo molto “realista” di vedere le cose ho anche una buona dose di curiosità per quello che succederà.

Ho iniziato la mia vita professionale a partire dagli anni ’70, in un periodo difficile per il Paese ma al tempo stesso ricco di opportunità e di voglia di essere cittadini attivi per un cambiamento che appariva inevitabile ma anche cercato. L’esperienza di insegnante negli anni in cui si realizzava una scuola democratica e partecipata e il rapporto con i ragazzi di Scuola Superiore sono stati una palestra per i miei successivi impegni che hanno riguardato il mondo della formazione, l’esperienza sindacale prima e quella politica poi.

Ho alternato i momenti di insegnamento con periodi di attività diverse: oggi ritengo che questa alternanza mondo scuola/mondo esterno sia stata importante per consentirmi di guardare l’evolversi della società senza inutili nostalgie ma con la voglia di esserne parte attiva.

E devo anche dire, adesso che ripenso con più frequenza alle cose fatte, che in fondo sono abbastanza soddisfatta!

Quali sono le tue passioni principali? E le cose a cui tieni di più?

Più che passioni credo di avere interessi che seguono anche l’evoluzione delle situazioni in cui mi trovo a vivere: ho avuto un periodo universitario abbastanza goliardico e disimpegnato, poi con l’inizio del periodo lavorativo è iniziato anche l’interesse per i problemi sindacali e successivamente per la politica. Mi piace comunque affrontare le questioni non “in solitaria” ma in contesti più ampi (gruppi o ambiti istituzionali) così da consentire confronto e dialogo. Cosa purtroppo oggi molto difficile da realizzare.

Mi piace anche vedere qualche pezzo di mondo, quindi la conoscenza diretta attraverso viaggi in realtà diverse, in qualche occasione anche collegando il viaggio con qualche impegno/attività.

A cosa tengo? Sicuramente alla mia libertà, all’amicizia di alcune persone.  

Quale è il tuo rapporto con il volontariato?

E’ per me un’esperienza relativamente recente iniziata con la partecipazione all’Associazione Donne per le Donne. Prima infatti i miei interessi erano collocati prevalentemente in un ambito di impegno sociale e civico, con il volontariato invece si focalizza il lavoro principalmente sulla persona e sui suoi bisogni. Non è stato un cambio di prospettiva facile per me che tendo a dare concretezza all’impegno puntando sempre a trovare la causa delle situazioni difficili e a cercarne la soluzione in un contesto più ampio, almeno di comunità. Ma sto apprezzando questa nuova prospettiva, anche grazie al positivo dialogo su questi temi con le amiche dell’Associazione.

Un progetto speciale a cui stai lavorando?

Stiamo, come Associazione, concludendo l’impegnativo progetto “Insieme irRETIamo il Covid” che ci ha coinvolto ampiamente e che ci ha aperto anche altre interessanti possibilità di azioni…. e quindi adesso c’è spazio per cercare di individuare quale sarà la nuova avventura…

Se ti chiedessi di sintetizzare in una parola o in una frase l’essere volontario oggi, che cosa diresti?

Guardare negli occhi le difficoltà.

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