”Insieme irRETIamo il Covid”

“Se una persona o un gruppo di persone sono nel bisogno, aiutiamole, ancor meglio aiutiamole ad aiutare se stesse e gli altri”.

Ecco la nostra comune visione, che vuole reinterpretare un noto proverbio africano. E qui ci sta benissimo l’immagine simbolica della “rete”, che ci accompagna sia nell’impegnare le nostre risorse facendo squadra, sia nell’imbrigliare gli ostacoli che ogni giorno troviamo dinnanzi a noi, in questi tempi di Covid-19.

Ecco perché “Insieme irRETIamo il Covid”. In pratica si tratta di metterci insieme, creando una nuova “cellula collaborativa” che vuole dare il suo contributo piccolo ma importante nel sistema di riferimento, andando oltre i tradizionali “fai da te”, ricercando per noi e per un buon numero di persone e gruppi “una qualità di vita migliore”, nonostante il Covid.

CHI SIAMO

Siamo quattro organizzazioni di volontariato dell’Alto Vicentino, rappresentative di circa 400 persone tra associati e volontari attivi. Pur nella distinzione siamo accomunati da diverse finalità ed attività. C’era già dialogo tra di noi, ma ora abbiamo deciso di rafforzarlo e di collaborare strettamente per il raggiungimento di comuni obiettivi di aiuto alla persona e alla comunità, e di risposta alle impellenti richieste d’intervento in uno scenario che si è notevolmente aggravato (causa Covid). Da un lato perché il distanziamento ha frantumato le relazioni, peggiorando per esempio le situazioni di isolamento e solitudine involontaria, dall’altro perché il confinamento domestico durante il periodo centrale della pandemia ha scatenato la conflittualità, aggravando – con difficoltà di averne cifra esatta – le situazioni di abuso e violenza psico-fisica. Ecco perché abbiamo affrontato, di comune accordo, una progettualità interessante ma assai impegnativa.

Come associazioni possiamo garantire la sostenibilità del progetto, sia dal punto di vista economico, grazie ad un bando regionale dedicato, sia da quello sostanziale, grazie alle motivazioni profonde sottostanti ai vari operatori volontari, direttamente o anche parzialmente in campo, che di fatto sono riconducibili ad una base di almeno 35 unità complessive.

Ci sentiamo inoltre di ritenere questa progettualità replicabile grazie al rafforzamento della rete e all’entità del bacino di utenza; sia per le iniziative future di finanziamento che potranno avvenire attraverso ricorso al fundraising ed altre nuove modalità di finanziamento, a cui stiamo lavorando.

Circa l’innovatività, tutto l’impianto progettuale è innovativo in quanto mira a creare una nuova “cellula sociale di impegno nell’aiuto verso gli altri” composta da formazioni associative aventi – in definitiva – diverse finalità. Entrando nelle pieghe del progetto è innovativa, per esempio, la modalità proposta di “presa in carico” delle situazioni fragili. Si parla di situazioni e non di casi.

DA CONTESTO E BISOGNI …

Il contesto è caratterizzato da un aggravamento dei disagi da povertà economica e finanziaria in seguito alla perdita di lavoro, salari, compensi consolidati, e anche sussidi, con moltissime persone in stato di indigenza assoluta. Ciò in conseguenza del calo dell’attività economica per evitare contagi da cui il conseguente calo dei fatturati che ha prodotto improvvise ristrutturazioni aziendali con riduzione di personale se non chiusura di attività. Ma a questi si aggiungono gli stati di insicurezza, di dipendenza da sostanze, di ricorso a farmaci per calmare l’ansia e la paura, l’aggravamento della situazione di chi è solo, anziano e ammalato, l’aumento degli stati violenti e di abuso, e si potrebbe continuare.

Il mondo giovanile, poi, è attraversato da una insicurezza e fragilità importanti.

Sono venute a mancare le poche certezze rimaste, e la scuola, agenzia educativa per eccellenza, è tornata ad essere attiva in presenza, ma con grandi difficoltà operative. Regna sovrana l’incertezza per il futuro, e la paura e l’ansia anche tra i giovani, in fase di deprivazione di ciò che conta di più per loro: socializzare.

Abbiamo approfondito alcuni studi sociali di attualità e alcune ricerche (Csv Venete e Csv Vicenza, Università di Padova, Fondazione Zancan, Caritas, Centro Capta, Comuni di Schio e di Thiene, Cooperativa Samarcanda e altri) e ne abbiamo trovato supporti e spunti. C’è da dire che la povertà in passato, e a maggior ragione oggi, non è solamente di tipo economico-finanziario. Esiste una grande povertà, quindi un bisogno collettivo, di senso della vita, di istruzione, di conoscenze, di autostima, di senso dell’Altro, di relazioni sociali, di salute (prevenzione), di senso di comunità, di capacità relazionali e comunicative, comprese le abilità digitali, ecc.

E poi il Covid-19: qui c’è un grande bisogno di parlarne fuori dalle diatribe digitali, ma discutendone senza paure in ogni occasione con serietà. Il virus esiste e circola liberamente. Occorre veramente “irRETIrlo”, prenderlo nella rete, inibirlo quanto più è possibile, seguendo le regole volta per volta in vigore. Un altro bisogno ricompreso nella povertà, così come l’abbiamo inquadrata, è quello nostro, di chi vuole aiutare gli altri, chiamiamolo “bisogno di rinnovamento”. Infatti occorre che ci rinnoviamo e ci riattrezziamo, in quanto lo scenario in cui siamo inseriti è cambiato tantissimo e continua a cambiare. Crediamo che vada ridiscusso e rilanciato il ruolo del ”volontariato”.

… ALL’IDEA INIZIALE

Non possiamo più insistere a dare i pesci a chi ha fame, occorre veramente che gli insegniamo a pescare. Per fare questo anche noi dobbiamo impararlo bene, e occorre non fare da soli, serve la rete per pescare, serve la RETE per aiutare.

L’idea è nata dall’attenzione di varie situazioni di disagio, in parte conosciute da noi, e rese particolarmente critiche ed incerte dalla nota pandemia. Il cosiddetto e paventato post-Covid rimane ad oggi più una speranza che un orizzonte di arrivo, almeno a breve termine.

Di sicuro questo evento inaspettato ci ha profondamente toccato tutti, con i suoi condizionamenti universali e locali, trasversalmente e dall’alto al basso e le conseguenze sono decisamente incalcolabili, quand’anche non fossimo stati contaminati o riuscissimo a non esserlo in futuro. È evidente come i nostri stili di vita abbiano fatto registrare forti scosse con inevitabili crolli e demolizioni di quanto ritenevamo acquisito.

La pandemia ha disseminato una moltitudine di criticità, spesso in reciproco e aperto contrasto tra loro, con successive e rilevanti conseguenze dalla difficile risoluzione. Potremmo discutere a lungo su come sia stata gestita l’emergenza, ma il tema vero è un altro. Infatti, oggi, c’è da scegliere tra mettersi in stand by, attendere gli sviluppi futuri, vedere che accade, come moltissimi stanno facendo o ci inducono a fare; oppure prendere in mano la propria situazione e fare qualcosa per sé e per gli altri. Noi, consapevoli dei rischi e dei possibili rimedi, siamo per la seconda prospettiva.

IL PROGETTO IN SINTESI

OBIETTIVI E INIZIATIVE

Riportiamo in ordine gli obiettivi specifici del progetto che daranno luogo alle varie attività programmate:

1) rinforzare la resilienza nelle persone nel disagio e contrastarne l’esclusione sociale; anticipare e individuare situazioni di fragilità e di bisogno che possano coinvolgere anche fasce di popolazione particolarmente esposte come minori, anziani soli, persone non autonome in situazioni di precarietà economica; favorire nelle persone aiutate la responsabilizzazione e l’autodeterminazione sviluppando un welfare generativo;

2) sviluppo della socializzazione-interazione sociale facilitando la formazione personale e quindi l’accesso ad un lavoro regolare;

3) accoglienza delle istanze di bisogno attraverso ascolto strutturato e counselling per favorire l’empowerment personale;

4) aiutare le persone ad acquisire abilità e sviluppare energie presenti affinché sappiano governare lo stress quotidiano, situazioni di difficoltà e riescano a gestire le proprie emozioni, comprese ansia e paura da Covid;

5) favorire nelle persone la creazione di ben-essere con se stesse e con gli altri;

6) focalizzare il massimo dell’attenzione sui mondi vitali giovanili perché siano veramente protagonisti del loro cambiamento e del cambiamento della società, questo attraverso il sostegno alle loro iniziative verso la scelta di una vita sana e verso il rilancio di attività socializzanti finora inibite dalla pandemia; rilanciare la comunicazione non violenta valorizzando l’importanza del modo con cui usiamo le parole, rivolgendosi al mondo giovanile in primis grazie alle scuole del territorio;

7) riproporre l’educazione come promozione di uno sviluppo sostenibile;

8) favorire l’alfabetizzazione digitale per migliorare sia le competenze digitali che digitali/relazionali e per facilitare e rafforzare i contatti e i rapporti tra associazioni del territorio ed enti del Terzo settore;

9) diffondere i diritti umani e la parità di diritti donna/uomo nelle relazioni personali e sociali, nonché per prevenire la violenza degli uomini maltrattanti.

NOTA BENE

È disponibile il progetto completo presso le associazioni partner, che ricomprende anche i seguenti punti: “fasi progettuali” – “risultati attesi” – “destinatari” – “risorse personali” – “attività in programma”.