LA MIA ESPERIENZA DI VOLONTARIO

LA MIA ESPERIENZA DI VOLONTARIO

di Gianni Bigolin

L’ho scoperta vent’anni fa. Un amico mi ha chiesto di partecipare ad un pellegrinaggio a Lourdes ed io ho detto proviamo…

In quel pellegrinaggio ho scoperto che aiutare le persone in difficoltà ti riempie la vita e ti fa capire quanto fortunato sei ad avere tante e tante persone vicino e che ti attorniano.

Ho capito che c’è una differenza sostanziale tra volontariato e carità cristiana, il volontariato lo si fa per la propria volontà invece la carità cristiana si fa vedendo Gesù nella persona che aiuti, qualunque difficoltà abbia.

Ho spaziato in molte attività di volontariato tra tossicodipendenti, disabilità e problemi giovanili come gli “affidi”.

Riscopro sempre che essere d’aiuto ai tossicodipendenti, secondo me, è un vero servizio di volontariato, perché queste persone distruggono la loro vita da sole e spesso, qualsiasi cosa si faccia per loro, diventa incomprensibile per noi volontari non vedere un risultato immediato. Avviene anche di sentirsi impotenti e di venire offesi da queste persone. Va anche detto che non manca la rivincita che sta nella soddisfazione di vederli “usciti dal tunnel”, (anche se solo in pochi casi).

E’ impagabile una vita salvata alla morte, una vita che rinasce, una vita che può aiutare altre vite a rinascere.

Nell’aiutare le persone con disabilità, invece, hai una soddisfazione immediata, perché con uno sguardo, un abbraccio, un sorriso o un grazie ricevi subito un contraccambio del gesto che hai compiuto.

Le emozioni che si vivono nell’aiutare le persone che si riconoscono nel disagio, sono emozioni di gioia, e non ci rendiamo conto che facendo questi gesti di vicinanza ed attenzione concrete riceviamo moltissima energia. È proprio come ci viene insegnato dal Vangelo: saremo ricompensati 100 volte tanto.

L’esperienza con i ragazzi in affido è una esperienza totalmente diversa. I giovani sono feriti dentro da persone adulte, ovvero dai loro genitori.

Abbiamo iniziato io e mia moglie, che condivide con me le esperienze di carità cristiana, prendendo in affido G., una ragazza orfana di padre e con la madre alcolista.

Ha vissuto in casa nostra un anno circa poi ha deciso di rientrare in comunità.

Alla domanda perché hai deciso di andare via? Lei ha detto che non lo sapeva. Pur confermandole, di nostro, la sua buona situazione, circondata da persone disponibili e che le volevano bene, con nuove amicizie, con un lavoro, un tetto, si è poi detta preoccupata della madre che avrebbe voluto aiutare. A sedici anni è questo che la tormentava e la motivava a scegliere. E’ tornata in comunità e da là ha provato a fare qualcosa per la mamma. Ora G. sta bene, ha un fidanzato, un figlio e ci sentiamo spesso.

Abbiamo poi fatto la famiglia di supporto con L., una ragazza abbandonata. La famiglia di supporto è aiutare una famiglia che ha in affido un bambino.

Stiamo ancora seguendo questa ragazza che ha compiuto 19 anni poco tempo fa. Questa ragazza ci sente come suoi genitori perché ogni qualvolta senta utile una chiacchierata o non stia bene ci chiama. E’ bello sentirsi punto di riferimento per qualcuno e dà un senso alla propria vita.

Altre tre esperienze di affido sono venute negli anni precedenti con sviluppo alternato, a volte positivo, a volte negativo.

In questo periodo è arrivato un bambino, D., senza famiglia accolto con amore perché resterà con noi a vita, se vorrà, quindi siamo aperti ad essere genitori educando e insegnando a lui e imparando noi che la vita è un dono.

Auguro a tutti di dedicare la propria vita agli altri senza riserve.

Buona vita a tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.