Meno povertà, sarà vero?

Secondo le statistiche dichiarate da qualche grande comune veneto, compreso il nostro, pare proprio di sì. E apprendiamo dalla stampa che anche a livello macro ciò sta avvenendo. Infatti secondo Eurostat la povertà sta crollando nel nostro paese anche se l’Italia si mantiene in una posizione tutt’altro che favorevole: tra i paesi europei più importanti presenta oltre 8% di poveri che è il dato più elevato. E tale circostanza non è grande segno di civiltà, specialmente per un paese che ritiene di essere protagonista di civiltà.

Penso occorra ripartire dalla ridefinizione di povertà, che oggi non può più essere assegnata unicamente al “solco economico”, e da un aggiornamento della sua misurazione oltre che da una sua rinnovata interpretazione.

Non credo che basarsi solo sulla lettura del dato statistico spieghi veramente fino in fondo il fenomeno odierno della “povertà”.

Io non sono per nulla convinto che sia diminuita. E lo dico grazie a ritorni che ricevo e le esperienze che mi fanno toccare con mano quotidianamente la realtà vera, tramite il servizio di counselling e il servizio presso i centri di ascolto gestiti come associazione.

Conto che gli enti locali tornino ad attrezzarsi su questo versante con una nuova volontà politica e con innovazione vera nel cercare che le persone non siano generalmente assistite ma “aiutate ad aiutarsi”. Per capirci, fuori dalla logica assistenzialistica del Reddito di Cittadinanza.

Sono a conoscenza che, anche nel nostro territorio, vi sono iniziative tese a capire di più e meglio (penso a quanto sta facendo qualche parrocchia, qualche associazione, Caritas e Diakonia Onlus e tante cooperative come per esempio Samarcanda Cooperativa Onlus, in vista di un nuovo e aggiornato sguardo sulle “povertà”.

Si tratta di tentativi, troppo spesso “sottotraccia”, di mettere intorno ad uno stesso tavolo operatori, amministratori, agenzie sociali, pubbliche e private – civili e religiose, per cercare di coordinarsi innanzitutto sulle conoscenze per poi tentare una strada comune che ci faccia uscire tutti dalla “esclusività della gestione del proprio usuale e limitato dominio”.

Di seguito l’intervento, cui ho fatto cenno all’inizio dell’articolo, tratto da Huffingtonpost del 4 maggio dal titolo “Diminuiscono i poveri in Italia. Eurostat: “Nel 2018 un milione in meno” a cura della Redazione Huffpost (ecco il link:

https://www.huffingtonpost.it/entry/diminuiscono-i-poveri-in-italia-eurostat-nel-2018-un-milione-in-meno_it_5ccd83e9e4b0e4d75733336a?utm_hp_ref=it-homepage).

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In Italia diminuisce la povertà. Le persone in situazione di disagio economico, secondo l’Eurostat, sono calate in maniera significativa. Secondo le ultime tabelle, basate su dati provvisori, le persone che affrontano una “grave deprivazione materiale” erano 5.035.000, oltre un milione in meno dei 6,1 milioni del 2017.

Si tratta dell′8,4% della popolazione a fronte del 10,1% del 2017. È il dato migliore dopo il 2010.

Si considera deprivazione materiale grave la difficoltà ad affrontare almeno 4 su 10 spese normali: pagare un mutuo, riscaldamento, mangiare proteine regolarmente, fare una settimana di vacanza, avere la macchina o un telefono.

Il dato nonostante il forte calo è il più alto tra i grandi paesi europei con la Germania stabile al 3,4% e la Francia in aumento al 4,7% mentre la Gran Bretagna registra una crescita al 4,6%. Per la Spagna manca la previsione 2018 ma era al 5,1% nel 2017.

La situazione è migliorata per tutte le fasce di età ad esclusione di quella dei bambini più piccoli, con la percentuale dei minori di sei anni in condizione di disagio che passa nel 2018 dall′8,5% all′8,8%. Per gli under 16 si registra un miglioramento tra il 9,8% del 2017 all′8,4% del 2017 mentre per gli over 65 la situazione migliora notevolmente passando dal 9,4% al 7%. Alta anche la percentuale delle persone in difficoltà nella fascia centrale di chi è in età da lavoro (25-54 anni) con l′8,8% in una situazione di grave deprivazione materiale a fronte del 10,4% del 2017.

Tra le spese alle quali non si riesce a fare fronte (almeno quattro su 10 per essere considerato in una situazione di deprivazione grave) ci sono il pagamento del mutuo, dell’affitto o delle bollette, il riscaldamento per l’abitazione, le spese impreviste, la possibilità di mangiare proteine con regolarità, una settimana di vacanza, la lavatrice, la televisione, la gestione di una macchina e il telefono.

(a cura di Gianni Faccin)

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