Non ci resta che la comunità

Ancora sui nostri 15 anni di attività.

E’ bene rendere nota l’esistenza della onlus San Giorgio in occasione dei quindici anni della sua fondazione, perché può non essere conosciuta da molti.

La sua presenza ci fa scoprire all’interno delle nostre comunità l’esistenza di un gruppo di volontari che presta attenzione a chi è in difficoltà.  Essa documenta un’umanità parallela che vive vicino a quella che ogni giorno incontriamo e non sospettiamo che possa esserci. Accanto a chi lavora regolarmente, a chi non ha problemi di salute fisica o psicologica, a chi si può permettere di avere una casa, di pagare un affitto, a chi ha facile accesso ai beni di un mondo che, con la globalizzazione, sembra dare benessere a tutti, c’è chi non rientra in queste categorie.

Al massimo sappiamo che povertà ed emarginazione esistono in spazi lontani dal nostro o sono evidenti nelle periferie delle grandi città o proprie di stranieri o di pochi soggetti, afflitti da disagio sociale.

Vi è, purtroppo, anche tra noi una umanità silenziosa, invisibile, fatta di persone che non sbandierano i loro problemi, che per dignità non osano presentarsi agli enti competenti pubblici, se non quando abbiano la percezione di non saper più come uscire dalla prostrazione in cui sono ridotti.

Presi dalle occupazioni di ogni giorno, rivolti, come siamo, ognuno soprattutto al proprio sé, non abbiamo occhi e cuore per accorgerci che questa umanità sfortunata ci sfiora quotidianamente. La comunicazione prevalente, inoltre, dei social non facilita certo la possibilità di vedere l’altro, di allacciare relazioni significative e di aiuto reciproco. L’indifferenza dilagante danneggia i legami sociali, fa perdere il gusto di vivere insieme, tra simili.

L’onlus San Giorgio, nata proprio a Poleo, è una conferma, invece, che lo spirito di solidarietà, tradizionale tra la nostra gente, non è venuto meno. In epoche passate, la marginalità della nostra frazione, oggi quartiere, rispetto al centro cittadino, la vita di contrada hanno fatto sì che ci si aiutasse, che ci si conoscesse, che si condividessero momenti di gioia e di difficoltà. Tanti sono gli esempi, a tal proposito, della nostra memoria collettiva: la costruzione della Chiesa, della scuola materna per aiutare le donne che lavoravano nelle industrie scledensi, l’adesione al movimento di lotta al nazifascismo… i Circoli, l’accoglienza di ebrei, di stranieri. Tutto è stata opera di uomini, donne, cattolici e non che hanno collaborato, tante volte anche senza l’aiuto di autorità o di istituzioni, per rendere la vita di tutti noi di Poleo dignitosa e migliore.

I volontari della associazione che sanno ascoltare, che aiutano chi si rivolge loro, che si mettono a disposizione per fare rete con altri organi competenti di intervento sociale, hanno raccolto questa eredità della comunità. Quando tutto sembra franare, davanti a qualsiasi difficoltà insieme si deve ripartire e agire, oggi più che mai.

Essi, così, trasmettono la speranza che il sogno del mondo si realizzi passo dopo passo, a cominciare dal vicino e dal basso, il sogno di un’umanità chiamata ad amare, ad aiutare, a donare, a condividere, a dare una mano, a comprendere, a ricordare solo il bene.

[Dina Mantoan, da ColoriAMO insieme, editoriale febbraio 2019]

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