Testimonianze

  • Esperienza di formazione – percorso rivolto alla cittadinanza sull’importanza dell’ascolto vero [da ColoriAMO insieme febbraio 2019 – Annamaria Sudiero]

A volte giocare ci insegna ad ascoltare

Ho partecipato con entusiasmo, e anche un po’ di timore, al percorso formativo proposto dal Punto d’Incontro San Giorgio denominato “L’avventura continua … a volte giocare ci insegna ad ascoltare”. I primi 5 incontri si sono svolti nella primavera del 2017 e, vista la richiesta dei partecipanti, sono proseguiti da gennaio a marzo del 2018 con ulteriori 5 incontri.

Sentivo entusiasmo, perché ero arrivata qualche tempo prima ad approfondire il tema dell’Ascolto e me n’ero appassionata. Avevo capito che poteva essere una spinta a migliorare me stessa e a capire meglio gli altri.

Provavo un po’ di timore, perché ero consapevole che avrei dovuto mettermi in gioco, non potevo essere solo spettatrice. Per avere dei risultati, avrei sicuramente dovuto partecipare attivamente con tutti i miei compagni di corso.

Tutto si è sempre svolto senza la benché minima forzatura da parte della competente e attenta docente Lidia Lazzaretto, capace di metterci a nostro agio, anche quando qualcuno toccava temi più personali. All’inizio si era tutti più chiusi, ma poi il desiderio di migliorarci ha fatto mettere da parte i nostri timori e ci siamo lasciati andare. Abbiamo capito che nessuno giudicava nessuno, che tutti potevamo esprimerci senza riserva alcuna, se non quella che noi stessi ancora ci ponevamo. Ho cominciato ad aspettare con gioia il nostro appuntamento.

Tempo fa, in altra occasione, dissi a qualcuno che mi piace ascoltare i “respiri della mia anima”, perché mi fanno sentire viva. Durante i nostri incontri ho ascoltato anche i “respiri” dei miei compagni e mi sono sentita meno sola. Abbiamo condiviso pensieri, ansie, dubbi, problemi e ci siamo sentiti liberi di farlo.

Giocando abbiamo imparato a riflettere in particolar modo su noi stessi, lo facciamo molto di rado e troppo in fretta, come d’altronde la nostra vita, sempre di corsa, ci porta a fare ormai ogni cosa. Ascoltandomi, mi sono poi chiesta quale era la mia personale crescita e, come diceva Seneca, posso dire che: “Ho cominciato ad essere amica di me stessa!”

Ora il corso è finito, ma tutti assieme vogliamo continuare la strada iniziata e abbiamo, perciò, deciso di proseguire nel percorso, incontrandoci una volta al mese per ascoltarci reciprocamente, per condividere le nostre emozioni e per continuare a crescere. È un’esperienza che consiglierei a tutti, da intraprendere con entusiasmo e un po’ di coraggio, per conoscere noi stessi più in profondità e riuscire così ad affrontare meglio i piccoli o grandi problemi che la vita inevitabilmente ci mette davanti.

Perché sentirsi bene dentro fa vivere meglio fuori!

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  • Esperienza di gruppo della terza età guidato da animatori della nostra associazione [da ColoriAMO insieme febbraio 2019 – Clitta Frigo]

Risorse senza età

Quale animatrice e referente nell’area terza età, in particolare in un gruppo di anziani che hanno manifestato interesse a ritrovarsi, ho contribuito a favorire occasioni d’incontro, come era anche negli obiettivi del Gruppo Sociale Missionario San Giorgio di Poleo Onlus.

Tali finalità erano condivise anche con il mondo parrocchiale di Poleo.

Fu così che, nel 2010, su stimolo dell’allora Consiglio Pastorale Parrocchiale, alcuni componenti hanno collaborato a far nascere il progetto “Giovani Dentro”. Una piccola, ma attiva realtà’, formata oggi da circa una trentina di donne e uomini di una certa età, ma “Giovani Dentro”.

Si ritrovano due volte alla settimana, tutti i lunedì ed i giovedì dalle ore 15 alle ore 18, in sala S. Giorgio, alla Casa del Giovane, per passare un po’ di tempo in compagnia, giocando principalmente a tombola o a briscola o solo per fare una chiacchiera o per partecipare ad un pranzo insieme.

Oggi i coordinatori sono sette e io continuo nel mio compito di animatrice e referente sia per la parrocchia sia per l’Associazione, che ha una particolare attenzione per le persone anziane. Infatti, nel progettare questa iniziativa, si è scelto di rivalutare la “terza età” e darle la dignità che sta perdendo. Nel creare un luogo e dei momenti di svago si è messo al centro l’anziano come figura capace di amare la vita e di trasmettere qualcosa agli altri.

Nonostante l’età matura ed i ritmi rallentati, molti Giovani Dentro dedicano il loro tempo come baby sitter ai nipoti, come cuochi in famiglia, oppure andando in casa di riposo per portare un saluto a qualche paesano, facendosi compagnia reciproca, dimostrando ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, che questi Giovani Dentro sono linfa per la nostra società.

In conclusione, ricordo che gli incontri settimanali sono “aperti” a tutte le persone interessate.

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  • Esperienza di accoglienza rifugiati partecipata da diversi volontari della nostra associazione [da ColoriAMO insieme febbraio 2019 – Francesca Cogo]

Perché accogliere, un’esperienza di integrazione

Luglio 2013, Lampedusa: il Papa lancia un grido contro le stragi in mare e al tempo stesso una condanna della nostra indifferenza. “Sono qui per scuotere le coscienze- dice– perché la cultura del benessere ci rende insensibili al dolore dell’altro” e ci fa perdere il senso della responsabilità (cioè la capacità di rispondere) di fronte ai bisogni del prossimo. E don Andrea, nostro parroco, 2 anni dopo, gli fa eco:

 “Come uomini, come comunità che cerca di vivere il Vangelo, non potevamo restare insensibili alle situazioni di bisogno che le migrazioni di questi anni – causate da guerre, carestie, fame e povertà – stanno provocando”.

Fu con grande entusiasmo che nell’estate del 2015 accettammo la proposta diocesana di accogliere in canonica 5 fuggitivi dal Mali, che si rivelarono giovani quieti, schietti, volonterosi e beneducati.

Per favorirne l’integrazione e per tenerli occupati, programmavamo i loro impegni quotidiani, affiancandoli inizialmente nelle varie attività domestiche e in lavori utili alla comunità. E così, passo dopo passo, hanno raggiunto la loro autonomia. Hanno frequentato con impegno il “CPIA” (uno ha conquistato il diploma di terza media) e ora capiscono la nostra lingua e sanno farsi capire. Grazie alla Caritas, che si è occupata delle pratiche burocratiche, sono sempre stati regolari.

In attesa dei permessi di lunga durata, li abbiamo avvicinati al mondo del lavoro, inserendoli chi in una cooperativa sociale, chi nelle strutture parrocchiali, chi in un’azienda agricola.

Finalmente un grande sollievo: sono arrivati gli indispensabili permessi di soggiorno duraturi!

Diakonia, associazione della Caritas, li ha orientati verso tirocini formativi, al termine dei quali due sono stati assunti come saldatori a Marano e a Breganze e due hanno trovato il lavoro a Trissino e l’abitazione a Valdagno.

Dunque, il traguardo è stato raggiunto? Parzialmente sì, ma …

I giovani africani sono stati orientati ed accompagnati verso un cammino di inserimento che è appena incominciato e che sarà lungo, duro e faticoso. E il gruppo dei volontari, praticando un’opera di misericordia che l’attualità ci presenta come urgente, ha rafforzato i propri legami.

Certamente abbiamo vissuto un’avventura che ci ha spinti fuori dai nostri recinti, lasciandoci appena intravedere la realtà di un grande paese con milioni di abitanti, con tradizioni millenarie, con una spiritualità che può ricordarci qualcosa di profondo, ma ormai accantonato dalla nostra civiltà. Complessivamente, siamo soddisfatti di aver colto un’occasione preziosa: quella di prenderci a cuore la sorte di quei pochi, fra i troppi diseredati della Terra, che ci erano stati affidati.

Resta, però, tutto da costruire il percorso di una società che si apra e non si ripieghi su se stessa. Personalmente, ho ricevuto la possibilità di “restare umana”, esprimendo la mia vicinanza con gesti concreti di solidarietà: una cosa buona e giusta che riempie di gioia, una cosa da augurare a tutti.

Ma soprattutto ho ricevuto, come un dono inatteso, la riscoperta di valori eterni ed universali: lonestà che non è solo in rapporto al denaro, ma è più radicalmente essere autentici per mantenere la propria dignità e non offendere quella altrui; il rispetto unito all’umiltà nel riconoscere le proprie necessità e nell’accettare l’aiuto che viene dall’altro; la gratitudine che è il modo più sincero di ricambiare (e quello più bello di essere ricambiati!). E poi ancora: la semplicità di chi è abituato ad accontentarsi dell’essenziale; la pazienza come virtù conquistata dall’avere, appunto, “patito”; la forza d’animo forgiata in situazioni di fatica e di dolore; la mitezza, necessaria di fronte alla violenza del più forte, ma assunta come scelta consapevole.

Concludo parafrasando l’invito e l’augurio di un poeta perseguitato nel tenebroso secolo scorso: “… ama le nuvole, le macchine, i libri, …, ama il tuo cane, il tuo gatto…, ma prima di tutto ama l’uomo. Piangi per le foreste distrutte dalla furia del vento, ma prima di tutto piangi per chi annega nel mare e per chi sprofonda nel Male. Ti diano gioia tutti i bene della terra! Ma soprattutto l’uomo ti dia a piene mani la gioia (Nazim Hikmet).

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  • Esperienza di  incontro e ascolto, ma anche aiuto a persone anziane, sole e bisognose promossa e partecipata da alcuni volontari della nostra associazione [da ColoriAMO insieme febbraio 2019 – Valter Zanella]

Non lasciamoli soli                                                                                                                            Da quando mi è stato chiesto di scrivere qualche riga sul progetto Terza età, con l’obiettivo di illustrare le finalità a cui il Gruppo Sociale Missionario San Giorgio intende riferirsi su questo tema, ho riscontrato una certa difficoltà nel fissare nero su bianco, con delle parole, i concetti che potessero esprimere anche i sentimenti che stanno alla base di questa iniziativa.

Poi, durante un servizio di carattere sanitario che mi impegna con un’altra associazione, mi si è ripresentata più volte una situazione già vissuta, venendo a contatto con delle persone anziane in una condizione di criticità medica.

Stringendo loro le mani per tentare d’instaurare un rapporto, un canale di comunicazione, le persone che avevo davanti, come risposta, me le stringevano ancora più forte non volendo più lasciarle, senza dire nulla, solamente guardandomi fisso negli occhi.

Un gesto che, più forte di una parola, trasmette una richiesta di compagnia, forse di aiuto, che mi fa percepire tutte le preoccupazioni ed ansie che la persona di fronte a me sta vivendo.

La risposta è contenuta lì dentro, in quei gesti, nella necessità di comunicare un qualcosa che in quel momento va oltre ai bisogni medici. Sappiamo bene come nella società in cui viviamo il vecchio sia a volte diventato un impiccio, spesso mal sopportato, in una solitudine che non concede speranza e visibilità per il futuro.

A pieno titolo il vecchio rientra nella categoria dei vulnerabili a cui la nostra associazione ha deciso di porre una particolare attenzione, assieme ai nuovi poveri, in quanto, come recita il nostro statuto, le finalità sono di valorizzare la persona con progetti sul territorio.

Una particolare attenzione a delle persone spesso invisibili, che non si vedono o non si vogliono vedere, ma ben presenti nelle nostre comunità.

Parlo di vecchio e non di anziano pensando alla sua connotazione positiva, vecchio come vecchio saggio, come risorsa ancora viva e non spenta.

Nel vecchio ci sono le nostre radici, la nostra storia ed una comunità si regge anche su questo.

Spesso per mascherare la realtà vengono chiamati, over…, vecchi ragazzi, sempre verdi, senior, ancora giovani, in realtà sono solo persone nate prima, che seguono il regolare andamento delle stagioni ed ora si ritrovano con qualche anno sulle spalle.

Intendiamo, quindi, rivolgerci a quella fetta di persone che necessitano di compagnia, di scambiare qualche parola, magari bevendo un caffè assieme, persone che cominciano ad avere difficoltà nello spostarsi, perché non più auto munite o nello svolgere le attività primarie di cui necessitano.

I concetti di qualità di vita e vita di qualità sono diversi tra di loro. Noi miriamo a favorire, se possibile, una vita di qualità, anche a delle persone che magari si trovano a vivere in una condizione che mina la loro qualità di vita.                               

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  • Esperienza di  incontro e ascolto, ma anche aiuto a persone immigrate, sole nei loro problemi, spesso percepiti come insormontabili, promossa e partecipata da alcuni volontari della nostra associazione che gestiscono un centro di primo ascolto [da ColoriAMO insieme febbraio 2019 – Clitta Frigo]

L’Ascolto rispettoso e paritario                                                                                                La testimonianza che segue è condivisione di una mia esperienza in qualità di operatore volontario del Punto d’Incontro   San Giorgio.In tre occasioni, presso i nostri presidi, ho avuto modo di incontrare e conoscere Jean (nome di fantasia). E’ un signore africano che da due anni abita in un condominio nel quartiere del Sacro Cuore. Prima aveva residenza fuori Schio e poi a Schio, in altro quartiere. E’ sposato, la moglie è casalinga e ha una bambina che è in età scolare. Jean lavora come operaio presso un’industria della nostra zona da circa quattordici anni. Negli ultimi mesi si è ritrovato in una situazione complicata che gli ha creato difficoltà economiche. Essendo mancata la suocera in Africa, ha sostenuto le spese del viaggio di andata e ritorno di moglie e figlia e si è incaricato di pagare le esequie funebri. Inoltre, ha contribuito economicamente per aiutare alcuni parenti. A queste difficoltà si sono sommati i problemi di salute, legati ad un infortunio sul lavoro, che hanno creato conseguenze alla schiena. La situazione personale gli ha creato ansia e preoccupazione anche per la sicurezza economica della famiglia.

Jean è una persona pacata, garbata, parla un italiano mediocre, la comunicazione è modesta e fa fatica a capire ed accettare le regole e le norme italiane.

Cercando di dargli ascolto e volendo mettere sempre la persona al centro, si accoglie senza giudizio o critica. Con il dialogo che ne consegue si cerca di metterlo in condizione di superare le proprie difficoltà e di affrontare le piccole / grandi sfide quotidiane. Si crea empatia.

Il Punto d’Incontro San Giorgio ha proposto all’Associazione di intervenire per pagare alcune bollette e Jean ha dimostrato le sue buone intenzioni impegnandosi a restituire un importo mensile. Inoltre, Jean è stato al gruppo volontario del Sacro Cuore (San Vincenzo) per il pacco viveri quindicinale.

L’ascolto rispettoso e paritario ha fatto sì che Jean si sia sentito compreso con sensibilità e consapevolezza e ciò che si è percepito è stata una semplice e autentica riconoscenza. L’ascolto attivo autentico è fondamentale nella nostra società. I volontari del Punto d’Incontro San Giorgio si focalizzano su questo importante atteggiamento.

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