UNA RESPONSABILITA’ COLLETTIVA

Provo qui a proporre delle sollecitazioni volutamente crude ed in parte provocatorie sul destino dei nostri giovani. Se ne parla sempre meno in modo positivo; negli anni passati ce li siamo dimenticati; li abbiamo confinati in riserve sociali e culturali; li abbiamo relegati a ruoli sempre più marginali se non addirittura residuali. A loro sono state spesso applicate, per convenienza ed in modo troppo sbrigativo, etichette riduttive e spesso false. Qualche anno fa un politico capace e visionario quale Enrico Berlinguer disse: “Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e con gli oppressi, non c’è più scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia“. Una visione rivoluzionaria che valorizzava le energie personali ed intellettuali dei giovani; la loro voglia di rinnovamento; il loro desiderio di vivere pienamente la vita; la loro speranza di un futuro equo e giusto. Al contrario l’anno scorso in una conversazione sui giovani il filosofo Umberto Galimberti ebbe a dire: “Vivono di notte perché di giorno la loro voce è ignorata, nessuno li coinvolge, li chiama, li fa sentire risorse invece di problemi. Pur di non assaporare la loro insignificanza sociale preferiscono rifugiarsi nella notte o peggio bevono, si drogano, finiscono per dormire fino a mezzogiorno non perché dia loro piacere, ma perché così si creano un’anestesia dall’angoscia verso il futuro che preferiscono non guardare, rimanendo nell’assoluto presente“.

Cosa è successo in questi anni? Quali responsabilità abbiamo noi? Quali le loro attese e speranze? Domande ineludibili e preoccupate alle quali dovremo rispondere con l’ascolto ed il dialogo, con il rispetto e la consapevolezza, liberando spazi, ma soprattutto con vero ed appassionato amore.

Giorgio Santacaterina

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