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Dialogo della redazione di Novità in Lettera con lo scrittore Gianluigi Coltri che da sempre ci segue e collabora con le nostre attività.

Usciamo con questo pezzo a circa un mese dalla ricorrenza annuale denominata Festa della Liberazione.

Lo facciamo oggi a maggior ragione, proprio perché se ha senso, come per molte altre ricorrenze, festeggiare una tantum l’anniversario che ricorda un evento storico nella data in cui è avvenuto, ha senso ancora di più farne memoria spesso se non tutti i giorni, in un’epoca in cui non si distinguono più i valori essenziali da quelli superflui, si banalizzano le ricorrenze oppure si commercializzano, e, soprattutto, si accantonano o si fa finta di non ricordare i fatti che hanno cambiato il destino di tante persone intese anche come collettività.

Nel suo mailing-blog, Coltri ci propone una riflessione al riguardo partendo da un poeta, che accogliamo anche presso la nostra libroteca Librarsi Liberi: Giuseppe Ungaretti con la sua Per i morti della Resistenza tratta da Vita di un uomo -Tutte le poesie, 1992 Mondadori.

Redazione: Gianluigi, hai scritto richiamando i versi di un grande intellettuale italiano nei giorni del 25 aprile. Per te chi è Ungaretti e che pensi di questa ricorrenza?

Coltri: Ungaretti, che veniva dagli orrori della prima guerra mondiale e fu però tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti, riconobbe l’errore delle sue posizioni, tanto più che per diversi anni visse all’estero, in Brasile, insegnando letteratura italiana all’università di San Paolo. La brevissima lirica richiamata è lapidaria, e Ungaretti sembra quasi rivolgere a sé stesso, in primis, la necessità di aprire gli occhi, lui che evidentemente li aveva chiusi, e riconoscere il cambiamento che la Resistenza portò.

R.: E la ricorrenza?

C.: Questa ricorrenza rischia di essere la più divisiva delle feste civili. Mi pare, anzi, di anno in anno, che vi sia il sistematico tentativo di far sì che resti divisiva: da un lato da chi non la riconosce o vuole minimizzarla (per non dire eluderla, specie da chi, almeno istituzionalmente, dovrebbe rispettarla), e dall’altro di chi ne fa una roccaforte ideologica (senza riconoscere che la Resistenza non fu prerogativa di un solo movimento politico, ma vide anzi una coesione tra le varie forze che permise poi la nascita di una Costituzione e di una Repubblica su basi pluraliste prima ancora che democratiche).

R.: Non ti sembra che nel nostro Paese siamo continuamente a stretto contatto con questi temi? C’è un continuo parlare, discutere anche se in modo disordinato e a fasi alterne …

C.: Più passa il tempo, e più mi convinco che in Italia continuiamo a girare al largo da certi temi, evidentemente scomodi.

R.: Spiegati meglio.

C.: In realtà, un serio processo di revisione dell’epoca fascista non è stato fatto, come pure degli errori che commise la Resistenza. Mi pare anche che, mentre a scuola si studiano tre volte le guerre puniche, del Novecento è tanto se si arriva a trattare la prima guerra mondiale, figurarsi il seguito…

R.: È così solo da noi?

C.: Ci sono esempi illuminanti, anche se può non piacere.

R.: Per esempio?

C.: Per esempio in Germania, che su alcuni punti forti sa trovare la convergenza. Pensiamo al monumento alla Shoah, accanto al Bundestag, a Berlino, non è una chiara testimonianza?

R.: Infatti, non ricordiamo esempi nostrani al riguardo …

C.: Certamente. Lo vedete, da noi, un memoriale contro la vergogna delle leggi razziali, in piena luce e in pieno centro città? È già difficile visitare il binario, alla stazione Centrale di Milano, da cui partivano i convogli per i campi di sterminio…

R.: Già, grazie Gianluigi e alla prossima. Intanto, meditiamo, gente, meditiamo e soprattutto … usciamo dall’indifferenza.

Per contatti con Librarsi Liberi si può telefonare al 333 4012660,

o scrivere a info@gsmsangiorgio.org

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Con affetto


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