Autore: gsmsangiorgio

Riflessioni di una Volontaria

di Clitta Frigo

Il volontario accoglie, il volontario ascolta.

Per chi si presenta davanti al volontario c’è accoglienza senza alcuna distinzione di genere, di colore della pelle, di età, di fede religiosa, di provenienza, di scelte.

Tra la persona e il volontario si instaura un contatto. L’atteggiamento è sempre di rispetto da parte del volontario.  Il volontario non costruisce atteggiamenti di accoglienza su pregiudizi che possono venirgli in mente o che gli vengono trasmessi da terzi, perciò sospende qualsiasi giudizio o critica.

In un mondo che non sa più ascoltare prima di parlare, è fondamentale l’ascolto attento e attivo. Se mal volentieri si dà tempo e ascolto la persona se ne rende conto e non si sente accolto.

Ascoltare richiede energia. L’ascolto è accogliere in noi stessi le parole che ci raccontano la vita degli altri mettendo da parte noi stessi.

Ci si può trovare di fronte a situazioni di scoraggiamento, di rabbia, di paura, di rancore, di smarrimento, di stanchezza, di impotenza, di fragilità, di desolazione, di dolore.

È una responsabilità capire i passaggi di informazioni, di spiegazioni, di condivisione di notizie.

Magari la persona che è davanti al volontario pensa che chi gli sta di fronte abbia in tasca la soluzione di tutti i suoi problemi oppure spera che il volontario possegga una specie di assicurazione sulla vita di fronte alle difficoltà, si aspetta risposte e forse certezze.

Il volontario davanti a certe situazioni può faticare a mantenere un certo distaccamento emotivo, a non essere turbato, a non calarsi nei panni dell’altro. Eppure ci si impegna con consapevolezza, con semplicità e con pazienza ad accogliere le mille sfaccettature della questione, a capire l’essenziale delle circostanze. Bisogna comunque rimanere realisti e sapere che non si possono risolvere certe situazioni.

Si cerca di essere imparziali. Si coltiva un rapporto positivo evitando stereotipi e si cerca di costruire una relazione fondata sull’ascolto paziente e sulla comprensione. Quando non ci sono parole adeguate anche il silenzio è un senso di comunicazione.

Nell’incontro reciprocamente possono emergere emozioni ma mai la superficialità. Si sceglie di esprimere speranza alla persona che si presenta con i suoi dilemmi. Superare l’indifferenza e operare con approccio di solidarietà è fondamentale.  L’empatia e la vicinanza non devono mai mancare.

L’impegno preso dal volontario non è un compito semplice da svolgere. Ma si può fare!

CON-CORRENTI … quelli che corrono assieme

Ci sono temi nel nostro quotidiano che sono diventati così complessi e inestricabili che stiamo quasi rinunciando ad affrontarli. Uno di questi è quello economico, ovvero quello della sostenibilità del modo di fare economia della nostra società.

Il paradigma del nostro modello di sviluppo si basa sulla convinzione che la somma degli interessi individuali porta al benessere collettivo.

Ma siamo veramente convinti di questo? Non vediamo che ormai la polverizzazione di un’infinità di interessi particolari ha portato il sistema al caos più assoluto, rendendolo ingovernabile?

I limiti cui siamo giunti sono sotto gli occhi di tutti e la maggior contraddizione è rappresentata dal fatto che, in realtà, nessuno ci sta chiedendo conto dei “debiti” che stiamo scaricando sulle generazioni future, continuando a passare di mano un cerino acceso che è sempre più vicino a bruciarci le dita.

Fra i leader mondiali, sinceramente, non stiamo sentendo grandi idee a riguardo, se non fosse per una luce solitaria che brilla in questa oscurità: Papa Francesco.

Il Papa, con le sue più recenti encicliche e con i suoi continui richiami, sembra proporre l’unico progetto coerente per lasciare ai nostri figli un mondo che difficilmente sarà migliore, ma almeno che non diventi invivibile.

Con la “Laudato sì” è stato fortissimo il richiamo a prendere coscienza che il rispetto della natura non è un’opzione politica, ma l’unico modo per garantire la sopravvivenza della nostra specie.

Con “Fratelli Tutti” ha posto al vertice di ogni azione umana il rispetto della dignità di ogni essere vivente, e questo diventa un potentissimo regolatore delle libertà individuali in grado di arginare abusi che non sono più tollerabili.

Come si fa a continuare a mangiare il nostro piatto di pasta guardando in televisione i corpi annegati di persone che, tentando di sfuggire alle loro miserie, provano ad attraversare i nostri mari.

Eppure capita ad ogni pasto, e non sento nessuno cui il boccone sia andato di traverso.

Nel mondo di adesso, popolato di “individui”, il concorrente è un avversario, spesso un nemico … e al nemico è concesso di fare qualsiasi cosa con tutte le conseguenze del caso.

Ascoltando Papa Francesco però viene in mente che i concorrenti potrebbero essere anche quelli che “corrono assieme”, agendo in modo cooperativo, per massimizzare i benefici di una valorizzazione reciproca.

Chiaro che la prima vittima di questo sarà l’avidità.

Esempi di nuove tendenze cominciano già ad essercene tanti, e, solo per citarne uno, penso a come si stanno espandendo i principi de “l’Economia del Bene Comune” (https://www.economia-del-bene-comune.it/).

Questo però è un altro capitolo, che spero possa essere trattato in prossime occasioni.

Paolo Rudella

Co-Progettazione Sociale

APPROVATO DALLA REGIONE IL NOSTRO PROGETTO

Pensiamo sia una buona nuova l’esito favorevole della nostra partecipazione, come ente capofila, al bando della Regione Veneto promosso nel 2020. La notizia ci è stata comunicata il 30 dicembre scorso, direttamente sul sito della Regione Veneto.

In data 21 gennaio 2021 il direttivo di partenership associativa, ha dato avvio ufficiale al progetto “Insieme irRETIamo il Covid – per una qualità di vita migliore”.

Ma andiamo con ordine.

L’8 settembre dello scorso anno, in una festosa riunione presso le strutture parrocchiali di S. Cuore in Schio, un gruppo di associazioni che già avevano deciso di co-progettare insieme e collaborare più specificatamente nel sociale, si sono riunite e hanno firmato per mano dei loro presidenti l’istanza alla Regione Veneto (vedi galleria fotografica), secondo le direttive del Bando “progetti” (DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE n. 910 del 09 luglio 2020 – Avviso pubblico per il finanziamento di Iniziative e Progetti di rilevanza regionale promossi da organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale. Attuazione Accordi di programma 2019 e 2020 (artt. 72 e 73 del D.Lgs. 117/2017 – Codice del Terzo settore).

Oltre a noi, partecipano in partnership operativa il Centro Aiuto alla Vita Odv di Schio, l’Ass. Donne per le Donne Odv di Schio e l’Ass. Solidarietà e Speranza Odv di Monte di Malo. Vi sono svariate collaborazioni a sostegno della progettualità, tra queste l’ente gestore del CSV vicentino, Ente Volontariato in Rete di Vicenza, il Comune di Schio e il Comune di Thiene.

La somma da noi richiesta, e concessa dalla Regione Veneto, al netto del cofinanziamento, ammonta a poco più di 30.000 €, e coprirà progetti a valere su un anno intero.

L’intervento riguarda la messa in opera di una quindicina di attività, o, meglio, “azioni sociali”, ben delineate, che prevedono:

  • l’impatto sociale atteso, ovvero da un lato i risultati che ci si aspetta a livello sia quantitativo che qualitativo per ciascuna azione e i relativi benefici apportati;
  • gli effetti moltiplicatori e la riproducibilità-sviluppo delle azioni svolte;
  • il valore aggiunto per il fatto di lavorare in rete (in tal caso in partenariato);
  • i benefici legati alla capacità di fare cose che riguarderanno e uniranno in più ambiti ritenuti prioritari.

Non riusciamo in questa sede ad entrare nei singoli dettagli, ma contiamo di farlo quanto prima, nei modi e con i canali che saranno ritenuti più idonei.

Pertanto contiamo di tenervi aggiornati e, soprattutto, contiamo di coinvolgervi.

Verrebbe facile affermare e chiedersi, come fanno in molti: c’è il covid, come faremo?

Beh! Noi crediamo che … insieme possiamo irRETIre il Covid!

A cura di Gianni Faccin

a nome e per conto dei presidenti delle quattro associazioni:

Maria Elisa Lagni – Maria Antonietta Spiller – Gabriella Toso – Giorgio Santacaterina

LA SFIDA DEL FUTURO

di Sara Resina

Tra le categorie più penalizzate dalla crisi determinata dalla pandemia ci sono le donne e i giovani, lo ha ricordato anche il presidente Mattarella nel suo discorso di auguri di fine anno.
Da un lato i ragazzi e le ragazze sono stati privati da marzo della scuola e di ogni altra attività extrascolastica di aggregazione. Dall’altro, chi si era inserito nel mercato del lavoro da poco o era impiegato con contratti di stage o stagionali è stato il primo a rimanere a casa.
Ai problemi di oggi, che la pandemia ha accentuato, bisogna sommare anche quelli che riguardano il futuro. Dal debito pubblico in crescita, che dovrà essere ripagato dalle generazioni future, alla mancanza di opportunità di impiego dovute a questo stop forzato.
La pandemia non ha fatto altro che aggravare la situazione delle generazioni più giovani, segnali poco positivi erano infatti presenti anche prima dell’anno scorso. Primo fra tutti, il progressivo invecchiamento delle popolazioni dei paesi occidentali. Il calo delle nascite è un dato costante degli ultimi anni così come l’aumento dell’aspettativa di vita: i giovani sono nei fatti una minoranza e come tale vengono presi in considerazione quando si decide del futuro.
La sensazione è che non ci saranno soluzioni semplici per affrontare i problemi di oggi che si riflettono sul domani. Senza entrare nel dibattito sulle scelte strategiche ed economiche, vale la pena spendere qualche parola sulle modalità con le quali queste decisioni dovrebbero essere pensate.
La strada è quella della partecipazione, anche dei giovani. I tentativi di farsi ascoltare da parte di ragazzi e ragazze ci sono, basti pensare a quante volte sono scesi in piazza per gridare la preoccupazione per come vengono gestite in questo momento le risorse naturali e su come questo inciderà sul futuro della Terra e quindi dei suoi abitanti del futuro. O agli studenti e alle studentesse che in questi ultimi mesi hanno protestato per l’incapacità di trovare delle soluzioni, o almeno di pensarle con serietà, per conciliare l’esigenza della didattica in presenza con le misure di contrasto alla pandemia. Inoltre, guardando alle esperienze personali, sicuramente ognuno avrà in mente qualche ragazzo o ragazza che partecipano attivamente alle realtà associative locali e che si impegnano in politica o nei settori aggregativi, del sociale, sportivi e del volontariato in generale.
Le sfide che già oggi ogni realtà è chiamata ad affrontare possono essere affrontate meglio se si instaura un dialogo intergenerazionale (ma lo stesso ragionamento vale per ogni altro gruppo che al momento è considerato “minoranza”). Non un mero delegare ai giovani responsabilità che competono ad altre generazioni. Non un ascolto, magari appassionato, ma che in realtà non è altro che un modo paternalistico di dare voce senza poi lasciare spazio effettivo alle nuove idee. Piuttosto, un confronto che serva a maturare idee condivise e a cedere con la necessaria fiducia alcune responsabilità e compiti a chi ha il coraggio di assumerseli, anche se per la prima volta.

RACCOLTA DI CIBO E VESTITI PER I PROFUGHI BLOCCATI AL GELO NELLE FORESTE BOSNIACHE

Segnaliamo che anche il Gruppo Missionario di Cà Trenta aderisce alla raccolta di cibo ed altri materiali a favore dei profughi bloccati ai confini bosniaci. Sarà possibile donare sabato 23 gennaio alle ore 11 nel piazzale del Centro Giovanile di Ca’ Trenta. Si raccomanda di seguire le istruzioni qui sotto riportate.

Di seguito la richiesta di aiuto del Collettivo Rotte Balcaniche Alto Vicentino.

Ciao a tutte e tutti.  Chiediamo di nuovo il vostro aiuto perché riprendiamo la raccolta di indumenti, cibo e farmaci da portare ai confini bosniaci entro fine gennaio.

La situazione in Bosnia resta drammatica e dopo l’incendio del campo di Lipa le cose sono peggiorate: si stima che circa 3000 persone vivano “sparpagliate” nella foresta tra Bihac e Velika Kladusa senza un riparo, senza cibo e acqua per bere o per lavarsi. L’inverno non risparmia e costringe le persone a temperature sotto lo zero e in mezzo alla neve.

Ci teniamo anche a chiarire una riflessione con tutti voi proprio per condividere lo spirito con cui ci attiviamo: noi gli aiuti li portiamo perché speriamo che le persone in movimento riescano a raggiungere i loro obiettivi; perché crediamo che ogni persona sia libera di muoversi soprattutto quando scappa da guerre, persecuzioni, carestie e devastazioni ambientali.

Il nostro raccogliere aiuti non è quindi solo un atto di carità, ma anche un atto di resistenza. Resistenza ad una Unione Europea che attraverso Frontex finanzia i chilometri di filo spinato della Slovenia e la sadica polizia croata.

Prima di tutto chiediamo l’apertura delle frontiere, chiediamo la fine di questa strage silenziosa e l’apertura, almeno, di corridoi umanitari.

Ecco, con questo spirito ancora una volta vi chiediamo aiuto.

Raccoglieremo i seguenti ed esclusivi materiali:

CIBO: Farina, olio, riso, legumi, succhi di frutta, latte a lunga conservazione, zucchero, cibi in scatola.

VESTITI: Giacconi impermeabili, maglioni e pantaloni (taglia M e L da uomo), calze e biancheria intima in ottimo stato, scarpe da trekking (dal 39 al 44 … non saranno ritirate altri tipi di scarpe… scusateci), berretti di lana, guanti, sciarpe, leggins da sotto.

PROTEZIONI: sacchi a pelo, coperte, tende, zaini, sapone, kit di pronto soccorso, antidolorifici, garze, mascherine, disinfettanti e crema antiscabbia.

I luoghi di raccolta sono i seguenti:

1.  Megahub: via Paraiso 60 Schio (mercoledì e venerdì ore 15 – 18,30);

2. Centro Sociale Arcadia: via Lago di Tovel, 18 Schio (sabato matt. ore 10,30 – 12)

LA RACCOLTA TERMINERA’ VENERDI’ 29 GENNAIO

Per info potete chiamarci ai seguenti numeri:

Giuseppe 370-3380056

Floriana 345-1554321

Giovanni 345-5908060

Lorenzo 392-1468221

GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE!!

L’Historic Club Schio (1400 iscritti, appassionati di vetture e motociclette d’altri tempi) ha aderito alla “Befana dell’ASI” (Automotoclub Storico Italiano), iniziativa con la quale i club aderenti, si sono impegnati a raccogliere, attraverso la generosità dei propri iscritti, generi alimentari e doni per i bambini da distribuire alle persone ed alle famiglie in difficoltà.

L’Historic Club Schio con il patrocinio del Comune di Schio, ha deciso di supportare con la raccolta la nostra Associazione.

La consegna di quanto donato si é svolta sabato 9 gennaio 2021, presso la sede dell’Historic Club di Schio nel rispetto delle norme anti Covid-19.

Erano presenti, per l’Historic il vicepresidente Studlick Carlo, i consiglieri Camparmò Pierangelo (che si è occupato fattivamente dell’iniziativa) e Filippi Diego.

Rivolgiamo un caloroso ringraziamento per la grande quantità di alimenti, detersivi, giochi e materiali scolastici che ci sono stati generosamente donati (ben visibili nelle foto) che provvederemo a distribuire quanto prima.

UNA RESPONSABILITA’ COLLETTIVA

Provo qui a proporre delle sollecitazioni volutamente crude ed in parte provocatorie sul destino dei nostri giovani. Se ne parla sempre meno in modo positivo; negli anni passati ce li siamo dimenticati; li abbiamo confinati in riserve sociali e culturali; li abbiamo relegati a ruoli sempre più marginali se non addirittura residuali. A loro sono state spesso applicate, per convenienza ed in modo troppo sbrigativo, etichette riduttive e spesso false. Qualche anno fa un politico capace e visionario quale Enrico Berlinguer disse: “Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e con gli oppressi, non c’è più scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia“. Una visione rivoluzionaria che valorizzava le energie personali ed intellettuali dei giovani; la loro voglia di rinnovamento; il loro desiderio di vivere pienamente la vita; la loro speranza di un futuro equo e giusto. Al contrario l’anno scorso in una conversazione sui giovani il filosofo Umberto Galimberti ebbe a dire: “Vivono di notte perché di giorno la loro voce è ignorata, nessuno li coinvolge, li chiama, li fa sentire risorse invece di problemi. Pur di non assaporare la loro insignificanza sociale preferiscono rifugiarsi nella notte o peggio bevono, si drogano, finiscono per dormire fino a mezzogiorno non perché dia loro piacere, ma perché così si creano un’anestesia dall’angoscia verso il futuro che preferiscono non guardare, rimanendo nell’assoluto presente“.

Cosa è successo in questi anni? Quali responsabilità abbiamo noi? Quali le loro attese e speranze? Domande ineludibili e preoccupate alle quali dovremo rispondere con l’ascolto ed il dialogo, con il rispetto e la consapevolezza, liberando spazi, ma soprattutto con vero ed appassionato amore.

Giorgio Santacaterina

RESPONSABILITÀ CONTRO LA PAURA.

Quello che sta avvenendo in tutto il mondo e pertanto anche nel nostro Paese a causa della Pandemia di Covid-19 sta alimentando grandi paure: quella per la propria situazione economica; quella per la temporanea perdita di spazi di libertà, di educazione, di cultura, di svago ed anche di culto; ma soprattutto l’angoscia che il virus si insinui in casa nostra e tra i nostri familiari. La paura può condurre ad atteggiamenti molto egoistici e pericolosi, così come sottolineato dal Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella: “questo virus tende a dividerci“. Capita che in questo periodo sia in aumento il numero delle persone in sofferenza e bisognose di un sostegno, non soltanto economico ed assistenziale, ma anche personale o più semplicemente ‘umano’. Affermava Gino Strada, citato di Tiziano Terzani: “siamo insensibili alla sofferenza del presente, e se si perde di vista la sofferenza di uno, se si parla di sofferenza in generale, non si capisce più la sofferenza“. Adesso si impone una assunzione di responsabilità di tipo politico e sociale, ma anche di tipo personale. Certamente nel contrasto al virus le decisioni più importanti spettano al Governo, alle Regioni, all’Istituto Superiore di Sanità e così via, ciascuno per le proprie competenze e responsabilità. Però ciascuno di noi è sollecitato individualmente ad una responsabilità personale, consapevole, attiva e solidale nei confronti di chi abbiamo vicino. Prima di tutto rispettando le regole sull’uso della mascherina, sulla limitazione degli spostamenti, sul distanziamento Sociale e così via. Poi però è necessario guardarsi attorno per cogliere le richieste di aiuto, di ascolto e di gesti d’amore. Come ha scritto Enzo Bianchi: “farsi prossimo con amore richiede di assumersi la responsabilità dell’altro. Perché l’amore nella sua forma più alta prende la forma della responsabilità”. Scopriamo l’altro vicino a noi, mettiamoci in gioco, ascoltiamo, aiutiamo, condividiamo…in una parola amiamo! Perché come diceva ancora Enzo Bianchi: “siamo responsabili di quello che verrà, abbiamo un debito verso il futuro”.

Viviamo nel rispetto, condividiamo nella fraternità, aspettiamo chi resta indietro, costruiamo una Comunità che sia unita, attenta, responsabile, inclusiva e solidale. 

Un sereno Natale a tutti.

Giorgio Santacaterina 

CUSTODIRE LE RELAZIONI

Le relazioni sono una delle cose di cui dovremmo prenderci grande cura a livello personale e di comunità civile ed ecclesiale. Sono uno dei nostri patrimoni fondamentali! 

Il distanziamento di questi mesi di pandemia, potrebbe provocare perdite gravissime per il nostro futuro. In molti casi può accadere che … come si dice … ci si perde di vista, le relazioni si rarefanno … pensiamo cosa significa questo per un gruppo, una realtà associativa culturale o sportiva, un consiglio pastorale solo per fare qualche esempio. 

Ecco allora, nel rispetto massimo di tutte le regole e consapevoli che il virus non scherza, ognuno ha la responsabilità di darsi da fare per CUSTODIRE LE RELAZIONI imparando anche ad usare strumenti che riteniamo ostici, magari pericolosi, certo non semplici. 

Ecco allora che possiamo tessere relazioni anche grazie a zoom, youtube, whatsapp … dobbiamo volerlo però … la pigrizia non deve prenderci, dobbiamo essere disposti a imparare e a fare un po’ di fatica …. e allora chissà potremo anche farci sorprendere … e intanto ritrovare amici che pensavamo di aver perso nel deserto provocato dalla pandemia. Ma le relazioni sono più forti anche del virus. Basta che lo vogliamo!

Lauro Paoletto

TUTTI I COLORI DEL NOSTRO GIARDINO

L’isolamento a cui siamo stati e ancora saremo costretti dalla Epidemia, potrebbe avere conseguenze assai negative sul l’insieme delle nostre relazioni: personali, familiari, generazionali, sociali e comunitarie. 

Il comunicare con gli altri ha delle finalità pratiche come condividere le proprie conoscenze ed esperienze, esprimere la propria opinione, segnalare pericoli o anche chiedere aiuto. Ci sono però anche finalità più personali come la voglia di esprimere emozioni e sentimenti, la ricerca/offerta di empatia con gli altri, il bisogno di affermare la propria esistenza nella propria identità, la voglia di condividere l’universo mondo nel bene e nel male, nel bello e nel brutto.

Dice Massimo Recalcati: “La parola si soddisfa nell’ascolto dell’Altro. La mia parola è riconosciuta solo quando viene ascoltata.”

Sottolinea Michel E. De Montaigne: “La parola è per metà di colui che parla, per metà di colui che l’ascolta.”

Perciò c’è bisogno di un altro da sé disposto ad ascoltare. Qui nasce secondo me una relazione! Pensiamo all’insieme delle nostre relazioni come ad un bel giardino, con tanti fiori di tanti colori, di tante forme, con tanti profumi. Non lasciamo che l’isolamento lo inaridisca e lo sciupi. Pur rimanendo a casa nostra, al sicuro, teniamo i contatti con parenti ed amici, partecipiamo alle videoconferenze sui temi che più ci appassionano, seguiamo le attività proposte nelle nostre comunità!

Oggi si può fare. Impariamo a farlo!

Giorgio Santacaterina