di Donato Catalano
Quante occasioni perdute…per aver dato spazio alla nostra impazienza che ci consegna sensazioni brucianti, facendoci credere di non essere capiti, di non essere ascoltati, di non trovare negli altri la disponibilità ad accoglierci o ad adattarsi alle nostre esigenze.
Quanto tempo perduto…a rimuginare che gli altri fingono di non accorgersi di noi, del nostro colorito cadaverico o paonazzo e della nostra sofferenza…
Quante frustrazioni abbiamo cotto lentamente a bagnomaria…girando e rigirando la fatica del vivere insieme agli altri, le difficoltà di comunicare, il peso delle incomprensioni.
Chi ci conosce o abita con noi non dovrebbe intuire al volo il da farsi ed agire?…Glielo abbiamo ripetuto cento volte e ancora…è inerte… Vorremmo che l’altro fosse in grado di decifrare il nostro malessere e di capire i nostri bisogni, senza le solite spiegazioni infinite… Ma questo non accade quasi mai. Le cose non vanno come le avevamo immaginate…
E allora la rabbia monta, perché leggiamo in ogni gesto una mancanza, una dimenticanza, in ogni disattenzione un’altra conferma del disinteresse che c’è nei nostri confronti.
Non è sempre chiaro come si inneschino certe dinamiche, ma basta una scintilla perché tutto il nervosismo accumulato esploda pericolosamente, scatenando una reazione a catena senza controllo e con il rischio che tutte le nostre buone carte ci restino in mano senza essere giocate.
Se la nostra storia si svolgesse ad un tavolo da gioco potremmo ben dire che non ci capita mai la carta buona, quella decisiva. Sembra che anche la fortuna non ci veda o che voglia destinarci ad essere delusi nelle attese e perdenti senza averlo meritato.
In realtà, è proprio in questi frangenti, quando il gioco si fa difficile, che si riconosce chi sa giocare.
È proprio quando la carne brucia e si vuole ribellare, quando non vediamo l’ora di battere i pugni sul tavolo ed urlare le nostre ragioni che bisognerebbe lasciare campo libero allo spirito.
Il Creatore, chiamandoci alla vita, ci ha dato la libertà di agire ed in nessun caso ci revoca questo dono. Anche se al suo occhio non sfugge nulla, il nostro agire non risente di nessun condizionamento e di nessun impedimento da parte sua.
Controlla le nuvole ed il vento, la pioggia ed il sereno, il giorno e la notte, il sole e le stelle, ma l’uomo l’ha fatto a sua immagine e somiglianza e lo ama fino a accettare di perderlo, di sentirsi rinnegato e di vedersi maciullato ed inchiodato alla croce da lui.
Con la nostra scienza sappiamo prevedere che tempo farà e scegliere l’abbigliamento adatto, ma non sappiamo cosa fare, mentre i pensieri neri affollano la nostra mente e sentiamo che il mal tempo cresce dentro di noi ed è pronto a riversarsi all’esterno.
Ma dove ci ripareremo, quando, dopo i nostri primi fulmini, la tempesta diventerà incontrollabile e la grandine cadrà anche sulla nostra testa?
È impressionante la devastazione che riusciamo a provocare, interpretando Zeus: i frutti che aspettavamo di cogliere maturi li ritrovano per terra rovinati; gli alberi e le piante del giardino hanno ferite ovunque e noi…siamo caduti!
Ogni volta che lasciamo agire la saggezza umana da sola, rischiamo di fare disastri e di non riconoscerci, specchiandoci negli occhi umidi di chi guarda incredulo.
Miserabili pensieri e miserabili azioni!
Ci siamo fatti ingannare di nuovo, abbiamo ceduto e siamo caduti.
Facciamo memoria di quegli occhi che ci guardano e ci chiedono come abbiamo giocato quella carta.
Quella carta indesiderata è toccata a noi, perché era destinata a noi, non per caso.
Chi ci scruta nel profondo sa di cosa abbiamo bisogno e da Padre buono non ce lo fa mancare. Il tentatore, però, da vero imbroglione, agisce in maniera subdola, manipola la verità per
indurci in errore e trarne vantaggio: ci spinge a confondere il vassoio con il dono che stiamo ricevendo, la carta buona con una carta sfortunata.
Nei casi come questi, in cui i nostri deboli sensi sono annebbiati, la prudenza e la consapevolezza della situazione di pericolo ci suggeriscono di chiedere subito aiuto al Paraclito. Lui ci accompagna sempre, è pronto a consigliarci e ad insegnarci a fare bene ogni cosa. Dobbiamo solo invocarlo e lasciarlo agire.
Resta accanto a noi anche quando sordi e ciechi ci incapuniamo ad andare avanti sulla nostra strada ad ogni costo…
Quando cadiamo e umilmente riconosciamo i nostri errori, però, è pronto a rialzarci ed a consolarci ed è dolce scoprire tra le sue braccia, che alla giustizia, in modo sorprendente, spesso corrisponde la grazia: invece della punizione riceviamo un abbraccio e nell’abbraccio la giustizia ci fa il dono di capire l’errore.
Ogni difficoltà relazionale, ogni incomprensione, ogni conflitto vissuto in casa o fuori casa diventa, quindi, un luogo in cui Dio ci incontra e ci trasforma.
Quale Padre è migliore del nostro? Ci rialza e, da perduti che eravamo, ci riaccoglie in casa, ci mette un vestito nuovo e l’anello al dito, fa festa per averci ritrovati e ci ridà la dignità di figli, anche se non abbiamo fatto nulla di buono.
San Giovanni della Croce insegnava che Dio usa le relazioni umane come strumento per la nostra purificazione. In quest’ottica, le incomprensioni, le dimenticanze altrui, le attese deluse non sono fastidi da evitare o da tollerare, ma occasioni di spogliamento interiore, di abbandono della volontà propria nelle mani di Dio. Quando accettiamo di non ricevere subito la comprensione che desideriamo, quando scegliamo di comunicare con dolcezza anziché con rabbia, stiamo esercitando quella carità operosa di cui parla san Paolo:
“La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. ” (1 Cor 13,4-7).
Non siamo noi a determinare con le nostre sole forze l’esito delle relazioni e delle giornate. A questo contribuiscono anche le nostre imperfezioni e le nostre debolezze che diventano strumenti nelle mani di Dio. Abbandoniamoci fiduciosi all’azione della Provvidenza divina senza lamentarci delle carte che ci riserva nel gioco della vita. Usiamole con saggezza, consapevoli che, anche quelle apparentemente sfavorevoli, fanno parte di un disegno più grande di noi.
“Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio.” (Rm 8,28)
Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri, vieni; datore dei doni, vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo.
Nella fatica, riposo, nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.
O luce beatissima, invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa.
Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, raddrizza ciò ch’è sviato.
Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.
Amen.
Per iscriverti alla nostra newsletter, così da rimanere aggiornato sui nostri imminenti progetti, manda una mail a info@gsmsangiorgio.org, oppure clicca QUI.
Con affetto
0 commenti