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Rubrica digitale di consigli di lettura proposta da Librarsi Liberi

a cura di Gianni Faccin

QUESTO È UN UOMO?

In questo numero proponiamo un libro che pare essere stato scritto in questi giorni perché parla anche del “maschio”. Il libro è stato scritto dallo psicologo e scrittore Mauro Cason, originario di Schio, per Coffin Publishing Ed. (2016) con il titolo: Questo è un uomo.

Libro che abbiamo anche in libroteca Librarsi Liberi, per chi volesse veramente dare al nuovo anno un sapore diverso. Infatti, si tratterebbe di conoscere anche l’uomo nelle sue pieghe più recondite, ma anche di dargli una possibilità per un cambiamento graduale, necessario, urgente, un cambiamento desiderato e non impossibile.

Lungi dalla usuale colpevolizzazione collettiva, il nostro avvicinamento al tema, il maschile per intenderci, non è casuale ma sicuramente enfatizzabile da quanto è successo in novembre, e non soltanto, e che ci accompagnerà per anni e anni, purtroppo …

Francamente, più passa il tempo più sento aumentare il dubbio che l’esemplare maschio, che ormai ci troviamo stabilmente presentato sui media, sia veramente umano. Come si fa ad immaginarlo tale?  Al di là delle facili catalogazioni, un dato di fatto appare sempre più presente e pesante.

È un dato di fatto perché sono anni che esiste un problema “uomo”. Si tratta di una realtà che è sempre più pesante perché da tempo si sta rivelando come un fenomeno drammaticamente in crescita, una crescita di cui tutti, troppi parlano, discutono e offrono ricette, ma che nessuno sta, almeno fino ad oggi, affrontando con la dovuta competente e concreta determinazione.

Quel che sarebbe importante ed urgente al contempo è mettere al centro delle attenzioni l’uomo come persona da valorizzare nelle sue qualità, ma anche l’uomo da aiutare nelle sue fragilità.

Dico questo perché “uomo”, come anche “donna”, in quanto persone, si diventa, non si nasce. Abbiamo di fronte a noi esempi di evoluzione collettiva e crescita personale che – purtroppo – sono stati accompagnati da enormi sacrifici e che hanno fatto pagare caro un’emancipazione al mondo femminile. Un prezzo elevatissimo che viene pagato ancora oggi.

Non è stato così per il mondo maschile. Chiusi nei loro cliché più meno ricercati, più o meno accettati, gli uomini si sono spesso trovati a sbattere contro una realtà che li vedeva obtorto collo protagonisti, spesso cialtroni oppure furtivamente e tacitamente complici di un ruolo assurdamente predominante.

A fonte dell’ennesimo femminicidio, qualcuno sta ripetendo, ma la ridondanza è l’unica certezza, che occorre difendere di più le donne. Altri che occorre una normativa più stringente. Altri che occorre cambiare l’educazione scolastica. Altri che occorre erogare una nuova comunicazione affettiva. Altri che serve ripartire da una comunicazione non violenta. Altri che occorre educare gli insegnanti. Altri che sia necessario rieducare alla genitorialità. E via dicendo.

Se guardiamo agli svariati interventi mediatici dei genitori di “Filippo” (ormai lo chiamiamo tutti per nome), in particolare di suo padre, registriamo un ben preciso stile maschile-genitoriale. Ben diverso appare lo stile maschile-genitoriale del papà di “Giulia”., come è apparso nel discorso al funerale della figlia. Se ci ritorniamo sopra, sono due dolori vissuti assai diversamente.

Diversi i dolori, grandi entrambi, difficili da collocare e da riunire. Ma, evidentemente, vi sono due approcci maschili e paterni lontanissimi tra loro. E in effetti il tema è maschile a tutto tondo, riguardando sia l’uomo come maschio, sia l’uomo come padre. Sono anni che vengono proposti anche alle scuole percorsi formativi del tipo “imparare a gestire i conflitti” oppure “saper dire di no”, ecc. È risaputo che il conflitto appartenga all’area delle competenze relazionali, mentre la violenza appartenga all’area dell’eliminazione relazionale, cioè della distruzione (Daniela Novara).

Eppure, questi ed altri temi sono ormai rivolti a tutti, come dice il papà di Giulia: politici, giornalisti, insegnanti, educatori, genitori. Anche ai cosiddetti influencer, aggiungerei. Se c’è un fallimento, questo è collettivo. Infatti, certe questioni vanno prese di petto, e portate ai primi punti dell’ordine del giorno, ovunque. Solo insieme, unendo forze e competenze, se ne può uscire. Occorre arrivare anche a chiarire gli stessi ruoli e le competenze genitoriali. 

Dice bene lo scrittore Mauro Cason nel suo blog, rivolgendosi al papà di Filippo: … dovresti detenere la “legge morale”, mostrare a tuo figlio ciò che è giusto e ciò che non lo è: Filippo non ha bisogno solo di una madre che comprende e perdona, ma soprattutto di un padre che condanna e questo lo aiuterebbe a diventare finalmente grande, un adulto che risponde delle proprie azioni e non cerca la comprensione di un plus-materno che protegge e giustifica, qualsiasi sia l’azione commessa, che cancella la “bua” con un bacino.

A pag. 71 del libro citato, Cason scrive: Se i padri, gli uomini, sono in grado di essere adulti con i loro (ed altrui) figli, cresceranno bambini in grado di diventare uomini sani e sereni, autonomi, responsabili e capaci di camminare con le proprie gambe, di ragionare autonomamente: sono padri che hanno la consapevole capacità di incoraggiare i propri ed altrui figli, che rispettano l’avversario sportivo e le donne, la natura, le persone che vivono o pensano anche in modo antitetico ad essi, convinti che la diversità è una ricchezza e non una minaccia, uomini che non hanno bisogno di omologarsi ed appartenere, persone libere e liberanti …

In definitiva, credo ci debba essere anche maggior conoscenza e comprensione reciproche tra maschile e femminile. Di certo il maschile, in questo momento, presenta maggior bisogno di chiarirsi e di evolvere. E lo stesso Cason lo ricorda nel suo libro, che è, come dice l’editore, un percorso per ritrovare tutto ciò che vive dentro ogni uomo ma che da tanti anni abbiamo smarrito. Sicuramente ci aiuterà a farci delle domande anche rispetto alle storie di violenza che ci coinvolgono tutti, inesorabilmente.

Credo e crediamo sia un buon passo per guardare all’anno nuovo e al futuro.

E allora, buon 2024, a uomini e donne.

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Con affetto


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