Difendiamo la Sanità dell’Alto Vicentino!

Difendiamo la Sanità dell’Alto Vicentino!

Manifesto "Difendiamo la sanità pubblica dell'alto Vicentino!"

Appello alla Cittadinanza e a tutte le forze politiche, economiche e sociali.

Siamo scesi in piazza nel Novembre del 2019: un territorio intero, di fronte alle carenze del servizio sanitario, ha chiesto di difendere e rafforzare la sanità pubblica.

A 2 anni dalla precedente mobilitazione, con la pandemia che ha portato ulteriore sofferenza ai nostri servizi, le carenze sono aumentate e toccano tutta la rete, dall’ospedale alla medicina del territorio ai servizi sociosanitari. Nello stesso periodo sono fioriti i centri medici privati.

Oggi l’Alto Vicentino, a causa di inadeguata programmazione e gestione, risente particolarmente della mancanza di personale in tutte le sue articolazioni professionali. Alcuni esempi:

  • All’Ospedale di Santorso, negli ultimi due anni, i medici, già scarsi, sono diminuiti di altre 26 unità ed è a rischio il funzionamento di interi reparti, come pronto soccorso, cardiologia, oncologia, ortopedia e neurologia.
  • Fortemente problematica la situazione dei Medici di Medicina Generale: nel 2020 si contavano ben 48 medici dai 65 anni in su, destinati entro poco tempo al pensionamento, e nessuna idea su come rimpiazzarli.
  • Notevoli difficoltà del servizio di Guardia Medica dove mancano 14 medici sui 25 previsti.
  • In numero insufficiente a far fronte ai bisogni vecchi e nuovi della popolazione anche i professionisti dei servizi per le persone fragili, come ad es. Neuropsichiatria Infantile, i Centri di Salute Mentale e le strutture residenziali per anziani e disabili.

Nonostante la lezione del Covid-19, che ha dimostrato la necessità di una sanità pubblica forte ed organizzata, non sono cambiate le strategie generali che vedono un insufficiente investimento sul personale e un sempre maggiore ricorso al privato.

Riteniamo che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) potrà essere efficace solo se accompagnato da un progetto organico di valorizzazione dei servizi pubblici e delle risorse umane ad essi destinate.

Una sanità adeguata per il nostro territorio, capace di prendersi carico della persona e dei suoi bisogni in modo coordinato e continuativo, deve avere:

  • Una Medicina territoriale moderna, con medici e infermieri che lavorano in gruppo assieme agli specialisti e assicurano assistenza ambulatoriale e domiciliare nelle 24 ore, anche attraverso Ospedali di Comunità, RSA, Hospice e quanto serve a gestire la cronicità.
  • Un Ospedale fornito di tutte le specialità essenziali, che dialoga con il territorio e con gli ospedali hub provinciali e le aziende ospedaliere.
  • Un Dipartimento di Prevenzione pronto a contrastare le diverse malattie che minacciano la salute pubblica, attrezzato stabilmente a gestire le pandemie.
  • Un’articolata rete di servizi per la famiglia, la prima infanzia, la disabilità, la salute mentale e l’età anziana, connessa con le agenzie e i servizi sociali del territorio.

IL DIRITTO ALLA SALUTE È LA PRECONDIZIONE DI OGNI ALTRO DIRITTO. SCENDIAMO IN PIAZZA CON TUTTI E TUTTE

COLORO CHE NON ACCETTANO QUESTO DECLINO,

COLORO CHE PENSANO CHE LE CURE DEBBANO ESSERE GARANTITE A TUTTI, CHE CREDONO NEL VALORE DI UNA SANITÀ PUBBLICA DI QUALITÀ

E VOGLIONO CONTRASTARE IL PROCESSO DI PRIVATIZZAZIONE IN ATTO.

SIETE TUTTI INVITATI/E A PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE CHE SI TERRÀ SABATO 16 OTTOBRE 2021

RITROVO ALLE ORE 14,30 DAVANTI AL PALAROMARE A SCHIO ARRIVO DEL CORTEO ALL’OSPEDALE DI SANTORSO ORE 15,30.

Per aderire inviare una e-mail a comitatosanitapubblicaav@gmail.com Comitato Sanità Pubblica Alto Vicentino

I NOSTRI GIOVANI: Chiara…i suoi sogni e il suo impegno

Chiara in bianco e nero

di Gianni Faccin

Chiara, dicci qualcosa di te, presentati

Sono laureata in servizio sociale e ho sempre lavorato in ambito educativo-artistico. La passione per la musica, trasmessa dalla mia famiglia e in particolare da mio padre, mi ha accompagnato fin da piccola, e crescendo ho cominciato a sognare che questa componente potesse diventare qualcosa si più che un hobby nella mia vita. Mi sento, al di là dei ruoli ricoperti, una donna pellegrina, che ad ogni passo del cammino cerca di essere più fedele a sé stessa.

Quali sono le tue passioni principali?

La musica accende in me una fiamma difficile da spegnere e ancora oggi mi richiama più di tante altre cose. Negli ultimi anni ho scoperto in me un amore anche per il movimento, la danza, come libera espressione di ciò che abbiamo dentro, e per le arti in generale, soprattutto quando si intersecano fra loro rendendo labili i confini fra una disciplina e l’altra.

E le cose a cui tieni di più?

Tengo molto allo spazio di Silenzio che ci permette di ritrovarci quando ci perdiamo tra pensieri e problemi quotidiani. Quale è stata la tua esperienza con il volontariato? Ho svolto volontariato per molti anni in ambito sociale: spesso questa attività nascondeva il bisogno di sentirmi utile, oltre che a rispecchiare alcune qualità che sicuramente erano presenti dentro di me.

Secondo la mia esperienza però, la vera soddisfazione affiora negli istanti in cui non “fai” più niente, ma porti semplicemente ciò che sei agli altri e lo condividi.

Se ti chiedessi di sintetizzare in una parola o in una frase l’essere volontario oggi, che cosa diresti?

Consapevolezza. Esprimere sé stessi a servizio degli altri.

Per leggere altre storie come quella di Chiara Pasin, esplora le nostre novità in lettera cliccando QUI, ti aspettiamo!

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La gioia di condividere le ultime notizie!

Lettera della nostra Suor Germana Boschetti

“Amici carissimi, siamo all’inizio del nuovo anno scolastico e con gioia ho saputo che anche per gli alunni italiani si prospetta un anno migliore dello scorso ! BUON ANNO SCOLASTICO A TUTTI !!!

Da noi, qui a Ambanja le novità sono « TANTE E BELLE » !

Come vi avevo scritto i lavori di costruzione della nuova scuola sono cominciati e, non ci crederete, la settimana prossima, siamo quasi sicuri che tre aule potranno essere occupate dai bambini !!! Per la fine di ottobre saranno finiti i due uffici e otto aule : tre per la materna e cinque per le elementari. Per ora abbiamo sono le prime tre classi delle elementari. Abbiamo avuto tante richieste per cui si è aggiunta un’altra sezione dei « mezzani » della scuola materna…. W la vita !!!

Il progetto prevede la costruzione, non l’arredamento, ma un po`alla volta, metteremo il necessario. Per ora utilizzeremo quanto abbiamo e, per l’indispensabile stiamo avanzando a piccoli passi con il vostro aiuto che, grazie alla vostra generosità, non ci è mancato e, certamente, non ci lascierete mancare!

Già sono pronti i banchi per 50 alunni e per altri 20 sono in lavorazione.  Gli altri banchetti sono quelli già in uso negli anni scorsi.

Abbiamo parecchi nuovi alunni, (sono ben 214) perchè i genitori o i tutori si sono passati parola e il nostro « stile DON BOSCO » convince e attira … Una grande responsabilità che ci chiede coerenza e amore concreto  senza limiti !!!  I genitori e i tutori ci hanno chiesto, già dallo scorso anno, che la nostra scuola sia di « espressione francese ». A Ambanja, purtroppo, si parla solo dialetto e il malgascio ufficiale s’impara a scuola, ma non si utilizza nel quotidiano ! Ai bambini non è difficile imparare una lingua….la difficoltà è per le insegnanti !!!  Ma non ci lasciamo intimorire, anzi, ci siamo messi tutti d’impegno e buona volontà. Abbiamo in programma anche l’utilizzo di strumenti e materiale didattico studiato per i bambini…  Dico in programma perchè… faremo i passi a seconda delle possibilità economiche !!!

Condivido una sofferenza grande : quasi tutti i bambini della zona (Ambanja è una piccola cittadina di campagna non lontana dal mare) non vivono con i due genitori !!! Molti di loro sono stati abbandonati o dal padre o dalla madre o… dai due e sono stati accolti e vivono con parenti : nonni, zii, cugini,… o vicini di casa ! Ecco la grande necessità che queste piccole creature, già provate dal dolore, trovino attenzione, affetto, amicizia e capacità educativa a tutta prova. E’ quanto ci siamo impegnati : comunità FMA, insegnanti e rappresentanti dei genitori. Lo scorso anno scolastico abbiamo organizzato le elezioni e ora abbiamo il rappresentante dei genitori di ogni classe. Esperienza nuova e positiva di corresponsabilità e collaborazione.

Appena ci trasferiremo nelle nuove aule v’inviero’ le foto che, certamente aspettate e vi faranno piacere !  Il mio saluto questa volta è « A PRESTO !!! ».

Con tanta riconoscenza, amicizia e l’assicurazione della nostra preghiera”

Suor Germana Boschetti (AMBANJA – MADAGASCAR)

Bella Notizia!

di Suor Germana Boschetti (Ambanja – Madagascar)

Carissimi amici e benefattori,

il 24, festa di Maria Ausiliatrice, ci è arrivata la bella notizia che il progetto per la costruzione della scuola che avevamo da tanto tempo presentato ad un Organismo della Germania, è stato approvato!

Questo ci toglie una preoccupazione davvero “grossa”: per il prossimo anno scolastico non sapevamo dove mettere gli alunni della terza elementare!

Molti di voi sanno che cinque anni fa, in questa missione, abbiamo cominciato la “scuola” con bambini della “sezione piccoli” della scuola materna, cioè bimbi di tre anni.

Ogni anno sono entrati “nuovi piccoli”! Il motivo dell’apertura della scuola materna è che tante giovani mamme e anche qualche giovane papà continuavano a chiederci di aiutarli … di fare qualcosa per permettere loro di lavorare per sostenere le necessità della famiglia, visto che spesso, sono lasciate sole o lasciati soli con figli a carico.

Finiti i tre anni della materna, le stesse mamme e papà ci hanno “supplicate” di cominciare la scuola elementare. Coscienti che non avevamo abbastanza locali, abbiamo fatto il possibile e l’impossibile per accogliere gli alunni della prima elementare. Nella missione abbiamo liberato due stanzette, davvero molto piccole, e le abbiamo “adattate” ad aule.

Quest’anno i primi allievi che abbiamo accolto sono già in seconda, vedeste come sono cresciuti e “fieri” di essere i più grandi, i primi alunni della scuola “MARIE AUXILIATRICE”!

Tra qualche giorno verrà l’impresario per gli accordi e per decidere la data dell’inizio dei lavori. Vi terrò informati …

Per quanto riguarda i contagi e la vita quotidiana della nostra regione, posso assicurarvi che si è “quasi” tranquilli. Ci sono norme “obbligatorie” che qui, nella missione e nella scuola, cerchiamo di rispettare, anche se poi al mercato, per la strada … sembra che nessuno pensi alla possibilità di trasmissione della malattia! Per ora sembra che qui ad Ambanja non ci siano casi; anche all’ospedale si è meno tesi e attenti!

Domenica sera aspettiamo il discorso del Presidente che ci dirà la situazione del Paese e delle diverse regioni, in particolare di quelle che in questo periodo sono isolate, e informerà sulle decisioni prese dal Governo per i prossimi quindici giorni.

Un caro saluto a ciascuno di voi. Auguro giorni di serenità a voi e a quanti vi sono cari.

Con i nostri alunni vi affidiamo a Maria Ausiliatrice con la certezza che Lei vi sarà accanto!

RUNTS, che cos’è questa cosa?

ll 21 aprile prenderà finalmente il via, salvo proroghe, la creazione del registro unico nazionale del Terzo settore (Runts): pubblico, telematico e sostitutivo della miriade di registri nazionali e locali delle organizzazioni non profit. Lo ha dichiarato Unioncamere, che sta curando la progettazione, la realizzazione e la gestione della piattaforma informatica del Registro unico: «si sta lavorando per rispettare la scadenza del 21 aprile come data di inizio del popolamento del Runts. Ci sono da definire alcuni aspetti formali, come la scelta fra tre modelli grafici del Registro, ma la piattaforma è sostanzialmente pronta».

Non si tratta unicamente di un aspetto burocratico. Questa è ben di più.

Ne abbiamo parlato con il nostro presidente Giorgio Santacaterina.

Giorgio, in breve per i nostri Associati e Simpatizzanti, cos’é il Runts, come ne siamo coinvolti in quanto Odv e che conseguenze ne derivano?

Beh innazitutto il RUNTS acronimo di Registro Unico Nazionale del Terzo Settore è uno degli strumenti operativi individuati nella cosiddetta Riforma del Terzo Settore, avviata da una Legge Delega nel 2016. Questa legge intende riordinare un importante settore della vita sociale ed economica del nostro Paese. Si pensi che potrebbero iscriversi oltre 359.000 enti non profit, che impiegano oltre 850.000 dipendenti e contano oltre Cinque Milioni di Volontari. Tra questi circa 27.300 Aps (Associazioni di Promozione Sociale) e circa 36.500 OdV (Organizzazioni di Volontariato). Si procederà con l’abrogazione di tutta una serie di normative, alcune superate ed obsolete, e con l’emanazione di una normativa unica e completa (Codice del Terzo Settore) e la identificazione di specifiche aree di intervento. Il RUNTS ha come obiettivo innanzitutto il superamento dell’attuale sistema di registrazione degli enti, caratterizzato da una molteplicità di registri la cui gestione è affidata alle Regioni e alle Province autonome. D’ora in poi la gestione sarà centralizzata presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, anche se la gestione dello stesso avviene principalmente su base territoriale. Il registro ha una fondamentale funzione di trasparenza e di certezza del diritto, specie riguardo ai terzi che entrano in rapporto con gli Enti del Terzo Settore stessi.

Quali gli effetti e i benefici?

L’iscrizione nel RUNTS dà diritto ad accedere alle agevolazioni (soprattutto di carattere fiscale) previste per il Terzo Settore. L’iscrizione al Registro inoltre prevede che le Associazioni debbano rivedere i propri Statuti adeguandoli alla nuova normativa, identificando in uno specifico elenco le attività che si propongono di svolgere.  Il Gruppo Sociale Missionario San Giorgio OdV sta facendo tutto il percorso richiesto.

Ho incrociato il mio futuro per caso

di Fabrizio Benetti

Ho incrociato il mio futuro per caso, grazie al messaggio di un’amica che mi invitava a un incontro per confrontarsi sui temi legati all’omosessualità con altre persone della nostra città. Durante la prima riunione a cui ho partecipato ho sentito uno degli organizzatori accennare al fatto che sarebbe stato fondamentale creare un punto di riferimento per tutta la comunità LGBT+ dell’Altovicentino. Non sono una persona impulsiva, ma in quel momento ho sentito qualcosa dentro. Quella notte, a casa, ho capito che che avevo una missione da svolgere. 

Negli anni ho assunto un ruolo attivo all’interno dell’Associazione e moltissime sono state le attività che abbiamo organizzato con il gruppo. MaiMa si è dunque sviluppata come un’associazione di persone di ogni orientamento sessuale che si pone, come obiettivo primario, la lotta all’omofobia attraverso interventi nel mondo scolastico. 

Una dei nostri più grandi progetti è stata la creazione della rubrica online #MaiMaRisponde, in collaborazione con Io Sono Minoranza e Il Grande Colibrì. Abbiamo dato voce e risposta a tutti gli interrogativi dei più giovani e delle loro famiglie, che si affacciano per la prima volta alla scoperta delle diversità. L’obiettivo è quello di permettere a chiunque di ricevere delle risposte chiare su orientamento, omosessualità, unioni civili, transessualità, sessualità e non solo. Nel corso dei tre anni dalla creazione della rubrica abbiamo ricevuto più di 500 quesiti a cui abbiamo data tempestiva risposta, una grandissima responsabilità che però ci ha resi fieri del nostro apporto alla comunità LGBT+ e non.

Tra gli eventi più social che abbiamo creato c’è di sicuro l’AperiMaiMa. Negli anni infatti l’AperiMaiMa è diventato un appuntamento fisso per tutto l’Altovicentino. L’idea del nostro aperitivo friendly è nato dal desiderio di coinvolgere sempre più persone al nostro progetto ma anche di creare un ambiente inclusivo dove ognuno possa sentirsi libero di esprimere se stesso. Schio è diventata il centro di questo incontro e siamo felici di aver coinvolto quasi tutti i bar e ristoranti delle nostre città. 

Questa esperienza mi ha cambiato la visione del mondo e ho imparato una cosa fondamentale: il pregiudizio è una prigione, il giudizio è la condanna. Sta a noi spezzare le catene dell’omofobia.

Contatti: www.maima.online info@maima.online www.instagram/maima.insta www.facebook/maimagroup

LA MIA ESPERIENZA DI VOLONTARIO

di Gianni Bigolin

L’ho scoperta vent’anni fa. Un amico mi ha chiesto di partecipare ad un pellegrinaggio a Lourdes ed io ho detto proviamo…

In quel pellegrinaggio ho scoperto che aiutare le persone in difficoltà ti riempie la vita e ti fa capire quanto fortunato sei ad avere tante e tante persone vicino e che ti attorniano.

Ho capito che c’è una differenza sostanziale tra volontariato e carità cristiana, il volontariato lo si fa per la propria volontà invece la carità cristiana si fa vedendo Gesù nella persona che aiuti, qualunque difficoltà abbia.

Ho spaziato in molte attività di volontariato tra tossicodipendenti, disabilità e problemi giovanili come gli “affidi”.

Riscopro sempre che essere d’aiuto ai tossicodipendenti, secondo me, è un vero servizio di volontariato, perché queste persone distruggono la loro vita da sole e spesso, qualsiasi cosa si faccia per loro, diventa incomprensibile per noi volontari non vedere un risultato immediato. Avviene anche di sentirsi impotenti e di venire offesi da queste persone. Va anche detto che non manca la rivincita che sta nella soddisfazione di vederli “usciti dal tunnel”, (anche se solo in pochi casi).

E’ impagabile una vita salvata alla morte, una vita che rinasce, una vita che può aiutare altre vite a rinascere.

Nell’aiutare le persone con disabilità, invece, hai una soddisfazione immediata, perché con uno sguardo, un abbraccio, un sorriso o un grazie ricevi subito un contraccambio del gesto che hai compiuto.

Le emozioni che si vivono nell’aiutare le persone che si riconoscono nel disagio, sono emozioni di gioia, e non ci rendiamo conto che facendo questi gesti di vicinanza ed attenzione concrete riceviamo moltissima energia. È proprio come ci viene insegnato dal Vangelo: saremo ricompensati 100 volte tanto.

L’esperienza con i ragazzi in affido è una esperienza totalmente diversa. I giovani sono feriti dentro da persone adulte, ovvero dai loro genitori.

Abbiamo iniziato io e mia moglie, che condivide con me le esperienze di carità cristiana, prendendo in affido G., una ragazza orfana di padre e con la madre alcolista.

Ha vissuto in casa nostra un anno circa poi ha deciso di rientrare in comunità.

Alla domanda perché hai deciso di andare via? Lei ha detto che non lo sapeva. Pur confermandole, di nostro, la sua buona situazione, circondata da persone disponibili e che le volevano bene, con nuove amicizie, con un lavoro, un tetto, si è poi detta preoccupata della madre che avrebbe voluto aiutare. A sedici anni è questo che la tormentava e la motivava a scegliere. E’ tornata in comunità e da là ha provato a fare qualcosa per la mamma. Ora G. sta bene, ha un fidanzato, un figlio e ci sentiamo spesso.

Abbiamo poi fatto la famiglia di supporto con L., una ragazza abbandonata. La famiglia di supporto è aiutare una famiglia che ha in affido un bambino.

Stiamo ancora seguendo questa ragazza che ha compiuto 19 anni poco tempo fa. Questa ragazza ci sente come suoi genitori perché ogni qualvolta senta utile una chiacchierata o non stia bene ci chiama. E’ bello sentirsi punto di riferimento per qualcuno e dà un senso alla propria vita.

Altre tre esperienze di affido sono venute negli anni precedenti con sviluppo alternato, a volte positivo, a volte negativo.

In questo periodo è arrivato un bambino, D., senza famiglia accolto con amore perché resterà con noi a vita, se vorrà, quindi siamo aperti ad essere genitori educando e insegnando a lui e imparando noi che la vita è un dono.

Auguro a tutti di dedicare la propria vita agli altri senza riserve.

Buona vita a tutti.

VOLONTARIATO E ASSOCIAZIONE BAKHITA SCHIO-SUDAN

Ne parliamo col presidente Gianfrancesco Sartori

d) – Gianfrancesco, come nasce e qual è lo scopo dell’Associazione Bakhita Schio Sudan?

r) – L’Associazione Bakhita Schio Sudan nasce nel 2018 come naturale prosecuzione di un “progetto” con mandato decennale, promosso direttamente dall’Amministrazione comunale di Schio in collaborazione con la Chiesa locale e la Società civile attraverso un comitato nato ad hoc oltre 10 anni prima.

Dobbiamo ricordare alcune date importanti per configurare l’attuale fisionomia dell’Associazione: nel 2000 Giuseppina Bakhita viene proclamata Santa. L’8 febbraio del 2003 l’Arciprete del Duomo di Schio mons. Antonio Doppio assieme a mons. Giacomo Bravo muoiono in un incidente nella terra di Bakhita il Sudan durante una visita nei luoghi natii della Santa. (Coincidenza particolare ricordando che Santa Giuseppina era morta proprio l’8 febbraio del 1947 a Schio). Tra il 2003 e il 2007 la città di Schio si interroga a vari livelli sulla presenza della Santa in città, sul ruolo avuto da questa piccola grande donna vissuta a cavallo delle due guerre. Nasce così il Comitato Bakhita Schio Sudan. Nel 2017 Santa Giuseppina Bakhita, su proposta del sottoscritto fatta propria dall’Amministrazione Comunale e con voto unanime del Consiglio Comunale, diventa cittadina onoraria della città di Schio. Nel 2018 il comitato aveva concluso il mandato decennale e sulle sue orme si è costituita l’Associazione Bakhita Schio Sudan APS.

Lo scopo dell’Associazione è sostanzialmente duplice: tener vivo il ricordo di Santa Giuseppina Bakhita in città e cercare di operare nella Sua terra con iniziative di scolarizzazione, alfabetizzazione, formazione professionale, contrasto alle moderne schiavitù. Il proposito è di aiutare la popolazione Sudanese (Nord e Sud Sudan) ad emanciparsi, a vedere un futuro di speranza nella propria terra.

d) – Gianfrancesco la vostra è una associazione di volontariato puro?

r) – Si tutti operiamo nella più completa gratuità, anzi!

d) – Come si fa una scelta di volontariato?

r) – Una scelta di volontariato può nascere con varie motivazioni. Nel mio caso alla base c’è la convinzione che nessuno è un’isola e che parte della nostra esistenza deve essere dedicata agli altri per aiutarci tutti insieme, portando ognuno il proprio mattoncino, a creare un mondo migliore. E’ stato questo il primo sprone in tutta la mia piccola storia di volontariato. Ho interpretato così il mio servizio alla crescita di ragazzi come animatore di AC per svariati anni, ho applicato questa visione nel mio impegno politico (2 mandati in Consiglio di Quartiere e quattro in Consiglio Comunale), è stato il mio faro nell’impegno come rappresentante dei genitori e presidente di una scuola per l’infanzia, lo è ora come presidente di questa associazione.

d) – Come si concilia lavoro, volontariato, famiglia?

Quando si ha un lavoro che prende molte energie come nel mio caso (sono responsabile della qualità in una primaria Azienda della nostra città che opera nella realizzazione di impianti per il trattamento delle acque con forte vocazione internazionale) il tempo per il volontariato si deve trovare nel proprio tempo libero, rubarlo alla famiglia come suol dirsi. Bisogna avere una notevole sintonia col coniuge.

Una volta parlando con un mio carissimo amico che ha i figli di età del mio e che ha condiviso con me molti impegni di volontariato e ora, guarda caso, è il vice presidente dell’Associazione Bakhita Schio Sudan, ci ponevamo il problema se questo fosse giusto… Alla fine abbiamo concluso che la nostra speranza è di poter essere d’esempio, di motivazione, di stimolo, per i nostri figli. A loro abbiamo rubato qualche ora della nostra vicinanza ma non è stato per andare a fare altro per noi stessi, ma per dare un po’ di noi a quel mondo più grande che è oltre il nostro orticello. Speriamo aver seminato bene e che un giorno facciano anche loro lo stesso!

d) – Una delusione e una soddisfazione nella tua attività di volontariato?

r) – Qualsiasi cosa uno faccia nella vita incontra sia delusioni che soddisfazioni. A volte le prime fanno più rumore, fanno più male e quindi sembrano primeggiare, ma quando ci si pensa un po’ si vede che non è realmente così.

Se devo dire una delusione, sebben dovuta a una causa di forza maggiore, non posso scordare l’arresto del progetto agricolo iniziato a Renk in Sud Sudan. Per più volte l’Associazione ha inviato un agronomo italiano sul campo, ha portato alla nascita di un comitato locale, ci sono stati i primi raccolti e poi è arrivata la guerra civile e ha spazzato via tutto. Il volontario è stato costretto per motivi di sicurezza a rientrare, le coltivazioni rase al suolo assieme al nostro sogno di rendere la popolazione autonoma sotto il profilo alimentare.

Tanta passione, tanto impegno e poi in un attimo… Un duro colpo sui denti! Le guerre finiscono, le necessità si fanno ancora più grandi, bisogna saper ripartire!

Le soddisfazioni in realtà sono state parecchie. L’aver tessuto rapporti e collaborazioni importanti per la terra di Bakhita con tantissime persone e Associazioni con la finalità di realizzare micro progetti. A titolo personale la grande soddisfazione di aver avuto l’opportunità di far conoscere l’Associazione Bakhita Schio Sudan attraverso il canale uno della Rai in un’intervista con don Marco Pozza per il programma “Le ragioni della speranza” all’interno del format “A Sua Immagine”.

d) – Un sogno per la tua Associazione?

r) – Semplicemente che possa portare quella piccola goccia di bene che, come direbbe Madre Teresa di Calcutta, altrimenti al mare del bisogno mancherebbe!    

L’Esperienza del Dono

Mi chiamo Simone, ho 47 anni e abito a Torrebelvicino.

E con questo? Niente, solo per dare un nome e un’età ad una persona qualunque, immersa nella quotidianità come tutti noi.

E nella quotidianità, per molto tempo mi sono chiesto che valore volessi dare al tempo libero che mi restava. Come dargli un valore, un significato? Dove, per quanto tempo e come?

Attorno ai 30 anni ho cominciato a rendermi utile in Caritas diocesana Vicenza, presso casa San Martino, esperienza formativa molto importante proseguita per molti anni, a contatto con chi non può (momentaneamente) vivere la “nostra stessa quotidianità”. È stato là che ho scoperto la solidarietà concreta, il contatto reale e il “donarsi” con il cuore, la carità cristiana, ma con il tempo cercavo anche qualcosa di più, volevo crescere.

Il mio ricercare ha incrociato una ONG (organizzazione non governativa) – no profit – di Cittadella, operante nei paesi del sud del mondo con progetti di sostegno, educazione, e soprattutto con una concreta “cooperazione internazionale”. Questa associazione si chiama Incontro Fra i Popoli ed è conosciuta in Italia per essere una ong molto etica, seria e affidabile.

Mi presento a loro e chiedo di poter fare un’esperienza forte laggiù per vivere un mese immerso in quella realtà, come un africano. Il presidente Leopoldo Rebellato mi propone un soggiorno di condivisione in Repubblica Democratica del Congo, a Bukavu e Uvira (dove hanno soggiornato il nostro ambasciatore e la sua scorta uccisi tragicamente a Febbraio 2021). Accetto e senza troppi preparativi per non crearmi aspettative mi organizza il viaggio. Al mio arrivo vengo accolto e “ospitato “per un mese dalle strutture e partner locali che sosteniamo dall’Italia. Conosco così un’umanità e soprattutto una dignità a noi difficile da capire … ho visitato strutture, giocato con bambini orfani di guerra, partecipato a incontri di alfabetizzazione per donne e bambini, viaggiato nei villaggi nella foresta per progetti di sviluppo con il microcredito, ospitato da una ong locale, fatta e gestita da africani, nostri partner super affidabili. Ho scoperto che anche loro sanno fare le cose bene … Mi è stato chiesto di controllare i nostri progetti in terra d’Africa, come venissero gestiti e che idee nuove fossero emerse da poter valutare e, se fossero sostenibili, da supportare.

Ho imparato che:

  • il terzo mondo, o come lo chiamiamo noi…in realtà è fatto di paesi “impoveriti” anche da noi, attraverso il nostro sistema economico e quindi anche dalle nostre scelte consumistiche, anche se indirettamente, piaccia o no è così;
  • al “povero” non manca l’intelligenza, ma solo l’opportunità di poterla mettere in atto;
  • la dignità, la solidarietà, la fratellanza, la volontà sana di emergere e sopravvivere bene è una spinta incredibile che qui da noi abbiamo un po’ perso o forse annacquato con il benessere e con i bisogni appagati;
  • ogni giorno ringrazio per poter avere acqua potabile comodamente dal rubinetto di casa e le medicine in caso di necessità;
  • il tempo per gli africani è molto più abbondante che per noi occidentali: noi guardiamo l’orologio, loro il ciclo del sole;
  • ci osservano, ci vedono dalla tv, le nostre pubblicità, il nostro stile di vita che ostentiamo;
  • abitiamo lo stesso pianeta, che siamo esseri umani, tutti uguali, stessi diritti, che tutti nasciamo e poi torniamo a “casa”…

Sono passati 13 anni da qual viaggio che mi ha cambiato la visione del mondo, e radicalmente trasformato dentro: come mi aveva detto il presidente “fai questo viaggio con il cuore aperto, sarai molto più utile all’Africa quando tornerai in Italia e contribuirai alla causa da qui”.

Aveva pienamente ragione.

Ho capito che c’è una parte della nostra società che si affina e cresce in cultura, conoscenza, sensibilità e condivisione (persone, gruppi, associazioni), e alimenta e soddisfa una spinta di ricerca interiore.

Un’altra parte che scende e scivola sempre più nell’indifferenza, ignoranza e superficialità.

Io ho scelto la prima, impegnandomi a sostenere vari progetti anche laggiù (soprattutto nella Rep. Dem. del Congo e Camerun) raccogliendo fondi e piccole rinunce in occasioni speciali, a favore di progetti seri, etici, ben seguiti e rendicontati. Ho creato una rete con colleghi e amici, tutti entusiasti e ogni anno coinvolgiamo le famiglie a sostenere quei progetti che sentiamo più vicini, insegnando anche ai figli il valore di una piccola rinuncia che diventa un valore che si moltiplica laggiù. Un filo tra noi con forse la parte più povera del mondo, quasi un fragile cordone ombelicale, che fa scorrere tanta energia positiva e alimenta la speranza.

Ora, di questa associazione mi ritrovo vicepresidente e lo sento come un impegno civile e morale, seminando attraverso le iniziative di educazione alla cittadinanza globale anche nelle scuole, senza però dimenticare mai la realtà qui attorno a noi, altrettanto bisognosa di sostegno e aiuto.

Forse, un po’ provocatoriamente, mi sento di sostenere in pieno la famosa frase “aiutiamoli a casa loro!” rispondendo che siamo qui presenti e attendiamo tutte le persone che vogliano essere coerenti e contribuire a ridurre le disuguaglianze che non riusciamo a cogliere appieno da casa con piccoli gesti per noi qui molto “sostenibili”.

E per i giovani … esperienze simili di vita e di servizio sono determinanti per cambiare in meglio e per diventare “cittadini globali”.

E per chi vuole saperne di più siamo in www.incontrofraipopoli.it

Simone Pietribiasi