di Gianni Faccin

Attenzione però, che ci serve nuotare nel mare della consapevolezza! Infatti, oggi ci troviamo ad un bivio importante e dovremmo fare una scelta: assicurarci un mondo fondato su caos, disordine, confusione, oppure impegnarsi a costruire una città in cui tutti si sentano parte, la città dell’uomo a misura d’uomo come diceva Giuseppe Lazzati. Partendo dal basso, dal piccolo e dal fragile. Credo sia ancora una volta da lì che è importante partire.

Questa considerazione doppia un po’ l’incipit dell’introduzione di Magnifica Humanitas che afferma letteralmente, proprio nell’introduzione al punto 1 (pag. 3):

La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e più ingiusto.

Solo fermandoci a queste poche righe individuiamo tre parole chiave che intimamente ci possono far sentire qualcosa di speciale: dignità – giustizia – fraternità. A tutta prima, queste parole mi ricordano il motto-tormentone francese (Liberté, Égalité, Fraternité) che è rimasto tanto tormentone nella realtà dei nostri giorni, ma questa è un’altra storia che purtroppo ricorda tante altre storie anche nostrane.

Eppure, quel motto sorto dalla rivoluzione francese si basa su principi fondamentali, ovvero Libertà: diritto di fare tutto ciò che non nuoce agli altri e che garantisce l’espressione, il pensiero e l’azione individuale nel rispetto della legge; Uguaglianza: affermazione che tutte le persone uguali davanti alla legge, senza distinzioni di nascita o ceto sociale; e Fratellanza: principio di solidarietà e coesione sociale tra le persone, volto a promuovere il bene comune e l’umanità.

Vuoi vedere che torniamo alle sacre utopie del 1800? Ideali che sembrano non essere mai stati concretizzati appieno? Certo è che se la vediamo dal punto di vista dell’ideale cristiano, l’utopia si può realizzare e non è mai un ideale che parte dall’alto (quando è successo nella storia è sempre stato accompagnato da violenza, soprusi, lotte fratricide e guerre). Invece, occorre darsi da fare nel piccolo, partendo dal basso e dal qui e ora.

Nelle righe citate si pone il tema di una scelta, che diventa poi uno dei leitmotiv dell’enciclica. Scelta che ha senso incarnare nel piccolo e dal basso. Sottolineo che si tratta di enciclica, ossia di una lettera circolare solenne del Papa rivolta all’intera Chiesa cattolica, ai vescovi o a tutti gli uomini di buona volontà. Tratta temi di fede, dottrina, morale e questioni sociali.

Viene citata la città ove Dio e l’umanità abiterebbero insieme, contesto con visione universale che si pone in alternativa ad una nuova torre di Babele.

Credo che se chiediamo all’uomo (o alla donna) della strada il significato di torre di Babele, forse non avremmo una risposta attendibile. Oggi se vogliamo conoscere un significato lo chiediamo ai social, a Wikipedia o a Google. E da questi apprendiamo che Torre di Babele è un celebre racconto biblico (Libro della Genesi) che narra di un’umanità che cercò di costruire una torre altissima per raggiungere il cielo e sfidare Dio.

Nel linguaggio comune, l’espressione è diventata una metafora potente e viene utilizzata per descrivere una situazione caotica o di grande confusione, un luogo in cui le persone non riescono a capirsi a causa della diversità di lingue o culture, un progetto grandioso ma destinato a fallire a causa della presunzione o dell’arroganza di chi lo intraprende.

Forse è proprio da tale consapevolezza che papa Prevost ha scritto l’enciclica in parola. Non propriamente un testo sull’intelligenza artificiale (come nel sottotitolo che l’accompagna), ma una rilettura e una riproposizione, come dichiarato da Alessio Graziani (neo direttore della Voce dei Berici), dei fondamenti e dei principi fondanti della dottrina sociale della Chiesa e della sua visione dell’uomo in un mondo che a causa dell’IA sta cambiando velocemente e in cui rischiano di essere compromesse la dignità dell’uomo, la democrazia conquistata, il riconoscimento dell’uguaglianza tra tutti i popoli e tutti i singoli esseri umani.

Secondo uno scritto di Graziani, è interessante dare una connotazione specifica al documento papale per comprenderne l’orientamento, contando le parole chiave ricorrenti. Ciò ci aiuta a valorizzare la pubblicazione evitando le analisi troppo politiche o formali, dato il moltiplicarsi di interventi giornalistici e di parte.

Graziani dice che: “intelligenza artificiale” ricorre nei 245 paragrafi dell’enciclica solo 14 volte, “algoritmo” 17 e “tecnica” 29. Maggiori ricorrenze per “umano” che è citato 200 volte, “persona” 158, “dignità” 98.

Insomma un’enciclica che dice di parlare di IA, mentre in realtà parla dell’uomo.

Eppoi, dice Leone, l’intelligenza artificiale deve essere disarmata, e questo la dice lunga.

In definitiva, papa Leone attraverso l’enciclica vuole attirare l’attenzione, risvegliare le coscienze e indicare vie da seguire per l’umanità. E ce n’è sempre più bisogno: non è impossibile affrontare insieme con coraggio le sfide del presente in vista di una società più dignitosa, più giusta e più fraterna.

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Immagine: Babele by AmazingArtWork of Pixabay

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Con affetto


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