riflessione a cura della redazione di Novità in Lettera
Il noto saggista italiano Goffredo Fofi, scomparso nel 2025, scrisse per Avvenire nel luglio 2016 un breve richiamo alla lotta per la pace, al di là della usuale retorica che accompagna ogni guerra anche solo minacciata.
Sono passati quasi dieci anni e gli ideologi della guerra si sono moltiplicati come si è ingigantita l’area popolare dell’assuefazione collettiva., in un contesto globalizzato che vede – anche in regimi democratici – risolvere le questioni con la forza, quasi sempre bruta.
Ecco quindi, anche da parte nostra, un richiamo che vuole passare dalla riflessione alla concretizzazione.
Fofi scrisse che c’è da chiedersi se sia legittimo sostenere che l’Italia sia uno dei Paesi meno preparati a ciò che potrebbe accaderle in futuro, per la sua collocazione strategica al centro del Mediterraneo. In effetti ancor oggi ci sono in Italia basi missilistiche e di droni, non solo italiane, anche americane, e ci sono probabilmente depositi di armi più che letali (né va dimenticato che l’Italia produce e vende armi a molti Stati, come fa da decenni), e ci sono certamente in azione i servizi segreti di più nazioni.
Già, e non solo. Di recente abbiamo scoperto che sono all’opera da noi gli agenti americani dell’Ice, in vista dei giochi olimpici invernali Milano-Cortina.
Chi ha un’età ricorda il tragico balletto dei servizi segreti di tanti Paesi (Est e Ovest, e Medio Oriente) nell’Italia degli anni della Guerra fredda e delle tensioni nazionali e internazionali che segnarono gli anni Settanta dell’altro secolo, e ha la forte impressione che il balletto sia ricominciato da tempo.
Chi è capace di immaginazione, a partire da ciò che quotidianamente accade anche vicino a noi, resta sbalordito, soprattutto se gli capita di viaggiare in altri Paesi europei, dalla assoluta impreparazione del nostro popolo a nuovi scenari di guerra. E naturalmente bisogna cominciare subito a fare autocritica, parlando della pochezza dei nostri movimenti pacifisti e della loro assenza dalla scena attiva della protesta e della proposta, non solo con gli scontati riti retorici.
Sono convinto che avesse assolutamente ragione papa Francesco quando, già molti mesi or sono, disse che una Terza guerra mondiale era in atto in più parti del mondo; e questa, che allora sembrò a molti una profezia esagerata, vale oggi molto più di ieri. Insomma, siamo circondati da guerre, da tensioni, da spostamenti di popolazioni, da scenari di violenze enormi che non ci colpiscono però direttamente, ma di cui noi siamo obbligati (dovremmo essere obbligati) a tener conto non solo per le cosiddette ragioni umanitarie e perché «nessun uomo è un’isola», ma anche in ragione della globalizzazione e, ripeto, della nostra posizione geografica, della nostra vicinanza alle zone calde e caldissime di questo presente, di questi anni.
Quando si parla di impreparazione del nostro Paese a possibili scenari bellici ancora più vicini di quelli attuali, non si parla di impreparazione militare – sulla quale non posso certamente esprimermi – ma di impreparazione civile e morale.
In un Paese dove si direbbe che il popolo abbia smesso di pensare da tempo alla propria stessa sorte e dove destra e sinistra sono un unico centro che straparla attraverso bande, lobby e corporazioni in lotta tra loro, e unite però dalla stessa visione del mondo e dalla stessa incoscienza della gravità dei problemi che ci riguardano.
A chi rivolgersi per ascoltare moniti sensati? Non certo ai politici, che hanno altro da pensare! Non certo alla stragrande maggioranza degli “intellettuali”, ancorati e inchiodati a una quotidianità senza progetto, non certo a una società che fa di tutto merce e/o spettacolo …
Chi resta, dunque, chi sente ancora di avere una grande responsabilità nei confronti dei più giovani e del futuro, chi crede davvero nella pace e lotta per essa? A chi tocca essere più presente?
Quando ho riletto il pezzo di Fofi, recentemente, con le gravissime situazioni di guerra in atto intorno all’Italia e all’Europa (Ucraina – Palestina – Iran), ho provato vero e forte sconcerto e ansia profonda. Ma non c’è altro da fare, il mondo sta rotolando come lo vediamo andare.
Che fare, dunque?
Non si può che remare contro. Partendo da una consapevolezza non superficiale: esistono due potenze ossia la potenza della “bomba” e la potenza della “non violenza” come ha scritto Lanza Del Vasto, e questa è la strada dei giorni nostri. Occorre dal basso e dal piccolo, praticare vie che allontanino la violenza, pur in un mondo che sta praticando la violenza e cerca la guerra, con l’inevitabile autodistruzione, come soluzione ai problemi.
Quindi, quando spirano venti di violenza è il tempo di stare dalla parte giusta della Storia. E quando spirano venti di violenza ci sono alcune cose da fare, che come associazione Gsm San Giorgio odv vogliamo far nostre prima di proporle con i nostri progetti:
- Non ascoltare quella voce che ci porta a pensare di essere impotenti: ci vogliono così, ma noi non siamo solo rabbia.
- Allenarsi a dissipare l’ombra della violenza che, anche se residuale, abita in noi: perché ognuno di noi è guerra e pace , e rendere inoffensiva la parte guerra si può.
- Passare dall’io al noi perché non siamo soli e non siamo pochi a non volere la violenza: cerchiamoci, facciamo rete.
- Leggere parole e pensieri di testimoni della nonviolenza: pensiamo a ciò di cui nutriamo il nostro pensiero.
Perché c’è una parte sbagliata della Storia e una giusta. Da un lato c’è la violenza e chi la incita, la pratica, la vuole. Dall’altra c’è sempre stato chi ha praticato altre strade per disinnescarla.
Tocca anche a noi, in questo tempo, scegliere, trovare e praticare strade che allontanino la violenza. Per esempio, nutrirci di parole di pace per rafforzare le nostre azioni di pace. Non ci sono dubbi, tocca anche a noi e si può fare.
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Riferimenti e testi nel brano:
- Spirano forti venti di guerra Ma c’è chi lotta per la pace? di Goffredo Fofi – da Avvenire del 22/7/2016
- Le due potenze – l’atomica e la nonviolenza, libro di Lanza del Vasto – ed. La Meridiana
- Formarsi alla pace per stare dalla parte giusta della Storia – editoriale La Meridiana su newsletter del 31 gennaio 2026
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Con affetto
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