L'ARTE DEL TIMONIERE (APPLICATA)

Dal libro “Psicocibernetica” di Maxwell Maltz (Astrolabio 1960) – dialogo per Librarsi Liberi con Nicole Saccardo

All’apparenza, questo testo, anche se datato, potrebbe sembrare molto tecnico, scientifico, a tratti complicato. In realtà è molto avvincente e con il passare delle pagine stimola e ti rapisce. Cibernetica deriva dal greco e significa “arte del timoniere”. In ogni caso, la cibernetica è una scienza interdisciplinare che studia i meccanismi di controllo, comunicazione e autoregolazione sia negli esseri umani e animali, sia nei sistemi artificiali come le macchine. D’altro canto, psicocibernetica, parola dovuta a Maltz, punta alla trasformazione personale, per dirla in breve.

Qui, da studiosi della psiche umana cerchiamo di evidenziare senso e significati di cui è pieno il libro. Lo facciamo con Nicole Saccardo – counsellor in formazione – da qualche tempo nostra stretta collaboratrice nei centri di ascolto e nella formazione.

Redazione: Nicole, ci hai parlato di questo testo ormai datato che dici essere molto attuale, oltre che interessante e stimolante. Ci dici qualcosa?

Saccardo: Il libro Psicocibernetica è stato scritto dal chirurgo estetico Maxwell Maltz nel 1960 perché si rese conto che dopo le sue operazioni di chirurgia estetica alcuni pazienti cambiavamo comportamento e carattere in quanto si sentivano più sicuri di sé altri invece continuavano con la solita vita come se avessero ancora il vecchio volto. Così Maltz scoprì che la ricostruzione dell’immagine fisica non era la chiave per il cambiamento della personalità, era come se la personalità stessa avesse un volto e questo volto nascosto della personalità sembrava la vera chiave per il cambiamento. La persona cambiava andando a curare le vecchie ferite psicologiche anche senza cambiare volto. Maltz capì così che l’immagine di noi stessi, il concetto mentale e spirituale costituisce la vera chiave della personalità e del comportamento. Ha studiato in che modo le persone reagiscono alla percezione del sé, come quello che percepiscono di loro esteticamente influenza la loro psiche e di conseguenza le loro azioni.

R.: Nel libro che cosa ti ha particolarmente affascinato?

S.: Mi ha affascinato molto la distinzione tra l’io reale e quello percepito cioè l’insieme delle percezioni che abbiamo su noi stessi. È un concetto molto potente perché significa che quando agiamo lo facciamo perché siamo influenzati non dal nostro io oggettivo ma dall’io percepito.

R.: Ci vorrebbe un esempio …

S.: Ok. Porto un esempio personale: Il mio io oggettivo se lo vedo come una scatola vuota è stato riempito da frasi come “si vergogna, è timida, guarda come diventa rossa” quindi mi sono sempre percepita come una persona che non è in grado di esporre le proprie idee, opinioni perché timida e con la paura di arrossire. Col tempo (soprattutto con la scuola) ho imparato ad espormi perché percepivo il non giudizio e questo mi faceva sentire molto più sicura, di avere qualcosa di importante da dire. E Maltz dice che l’io percepito può essere cambiato, infatti, ogni volta che facciamo qualcosa e ne nasce un riscontro positivo in qualche modo cambia la nostra persona. In questo caso, il mio io percepito (persona timida) farà molta più fatica degli altri ad esporsi, ma se piano piano e con impegno lo faccio arriverà il feedback positivo e io comincerò a sentire che sto migliorando e registrerò un risultato positivo in questo modo la mia autostima e l’immagine del mio sé percepito non potranno che migliorare.

R.: Quale è per te il miglior insegnamento che deriva da questa lettura?

S.: Il miglior insegnamento che mi porto a casa dopo la lettura del libro è che ognuno di noi ha il potere di migliorare il proprio io percepito e dovrebbe impegnarsi in questo. Dove c’è una carenza dobbiamo impegnarci per registrare dei risultati positivi.

R.: Nel tuo caso, se ti va di dirlo?

S.: Se torniamo all’esempio mio personale, ovvero che mi sono sempre sentita timida, dovrei iniziare piano piano ad esporre le mie idee e/o semplicemente parlare di qualcosa che mi piace prima con una persona registrando un riscontro positivo, poi con un gruppo di 5/6 persone, poi con un gruppo di 20 fino ad arrivare ad un pubblico di un teatro registrando ad ogni passaggio un feed-back positivo.

R.: Bel piano, per esperienza possiamo dire che funziona davvero. Tornando a Maltz, quale è il suo messaggio indefinitiva?

S.: Maltz dice che siamo come ipnotizzati dall’immagine dell’io. Quando crediamo fortemente in qualcosa quel qualcosa diventa la nostra realtà. Porta diversi esperimenti nel libro e quello che mi è rimasto più impresso è quello di alcuni sportivi che invece di allenarsi fisicamente si sono allenati mentalmente visualizzando il risultato

R.: Grazie Nicole di queste parole semplici ma importanti. Per finire, vuoi aggiungere un tuo messaggio?

S.: Certamente. Alcuni dei tanti esempi riportati nel libro, mi riportano al corso di meditazione che ho seguito recentemente all’Istituto buddhista di Pomaia in quanto una delle monache docenti ci ha proprio parlato del fatto che quando c’è un problema (anche ad un livello più ampio se non globale) possiamo pensare alle cose positive che succedono nel mondo. Questo non significa ignorare tutto il male che abbiamo intorno ma significa non farci travolgere dal dolore e portare forza positiva nel mondo. Ci ha detto “dove poniamo la nostra attenzione diventa la nostra esperienza”, che sia nel mondo o rispetto ad una persona, che sia un’esperienza pratica o mentale.

R.: Grazie ancora e alla prossima.

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Con affetto


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