Nummeri
Un testo per l’estate
Già, siamo in estate ed è cosa consueta proporre un libro, una rivista, un pezzo giornalistico, insomma un testo che ci distragga, ci diverta oppure, al contempo, ci stimoli facendoci riflettere. Ed è il caso nostro.
Ecco perché i “Nummeri”, sì proprio così con le due emme. Del resto, in un tempo in cui tutti o quasi danno i numeri, spesso senza accorgersi degli eccessi, oppure, e questo è grave, facendolo di proposito perché solo in questo modo si viene notati, ecco un testo che si rifà ad un classico della poesia.
Non necessita di tanti commenti giacché i versi si commentano da soli.
Va anche detto che ci rifacciamo alla recente proposta di Gianluigi Coltri tratta dalla sua mailing giornaliera a carattere culturale. La poesia è appunto “Nummeri”, di Trilussa, da “Tutte le poesie”, Mondadori, 2004.
“Conterò poco, è vero”.
Disse l’Uno ar Zero.
“Ma tu che vali? Gnente, propio gnente.
Sia ne l’azzione come ner penziero,
rimani un coso vòto e inconcrudente.
Io, invece, si me metto a capofila
de cinque zeri tali e quali a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri.
A un dipresso
è quello che succede ar dittatore,
che cresce de potenza e de valore,
più sò li zeri che je vanno appresso.
Il commento di Coltri
E poi si dice che la poesia è emozione, sentimento, eccetera: è anche politica, e sopraffina. Scritta nel 1944, nel momento forse più buio della guerra, “Nummeri” ha un’attualità terribile, sembra scritta oggi, con il suo dialogo tra l’Uno e lo Zero. E il “dittatore”, il numero uno, che sta davanti e si fa seguire da una schiera più o meno lunga di numeri zero, oggi avrebbe (continua ad avere) tanti nomi che ci salgono spontaneamente alla bocca.
La cosa curiosa è che lo spunto della poesia di Trilussa mi è arrivato da un “financial thriller”, la variante finanziaria del thriller, dove i numeri sono tutto e possono essere aggiustati, corretti, ma soprattutto letti e interpretati in modi diversi. Lo diceva un mio collega che i numeri “parlano”, ma non alludeva a Trilussa e al dialogo tra l’Uno e lo Zero. L’importante è come si mettono in relazione tra loro.
Ad esempio: in Italia cresce l’occupazione ma non il numero di ore lavorate. Secondo voi cosa significa? Come minimo, che ci sono molti contratti per poche ore settimanali, tipico del turismo o della ristorazione. Ma i media ci propinano solo il primo dato, e qualche politico inneggia alla creazione di posti di lavoro.
Purtroppo, come ha riconosciuto Carlo Cottarelli nella serata di Villeggendo 2026 di cui è stato ospite, molti giornalisti non capiscono un’acca di economia e danno le notizie senza capirle…
Meditiamo gente!
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Con affetto
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