Dialogo tra Gianni Faccin e Emily Marie Dardiz sul tema che ci rincorre al tempo della massima precarietà
Si fa un gran parlare di antifragilità specialmente dopo l’esperienza globale del Coronavirus. Esiste anche un testo di riferimento che ne parla ampiamente già da prima della pandemia e che ricordiamo ai nostri affezionati lettori: Antifragile di Nassim Nicholas Taleb per le edizioni di Il Saggiatore (2013).
Un libro che, per dirla con il critico Davide Marciano (Affari miei), ha l’ambizione di voler offrire una nuova visione del mondo, una nuova prospettiva per organizzare le nostre giornate e la vita in generale. Il testo spazia anche su vari temi, affrontando, per esempio, il tema delle malattie e delle loro cause. Il libro vuole parlare di fragilità in senso ampio e del modo che abbiamo per superare le debolezze, ponendo l’accento sulla capacità di adattamento e di innovazione che ci contraddistingue.
Tutto ciò è possibile grazie all’antifragilità.
Taleb sottolinea l’incapacità umana di capire appieno e prevedere tutti i fenomeni della vita, e questo ci porta a vivere costantemente in uno stato di incertezza, disordine e volatilità. In sintesi nel caos. Si tratta di potenziale negatività, ma l’autore pone l’accento sul fatto che è da questa potenziale negatività che possiamo trarre forza e diventare antifragili.
Ne parliamo con una professionista nostra collaboratrice: Emily Marie Dardiz, meglio nota come La Dardiz. Emily è filosofa e counsellor relazionale.
Gianni: Ciao Emily e grazie del tempo che ci dedichi. Innanzitutto, come spesso ti chiedono, dicci qualcosa sul tuo nome
Emily: Grazie a voi dell’accoglienza e della fiducia. Il mio cognome è portoricano e siccome molti mi chiamano La Dardiz, è diventato il mio “marchio di fabbrica”!
G.: Di cosa ti occupi?
E.: Da oltre un decennio mi occupo di relazioni: sono una professionista delle dinamiche relazionali. Lo scopo del mio lavoro è aiutare le persone a stare bene con sé stesse, dalla mente al corpo per amarsi ed esprimersi in ogni forma, potendo far fronte ai momenti critici che la vita può offrire.
G.: In quali aree operi principalmente?
E.: Propongo percorsi di counselling individuale e di coppia su temi che riguardano il ciclo della vita, con le sue crisi e i cambiamenti; sono docente al Master presso la scuola di counseling To Mind sul tema del dolore, lavoro con le scuole nel progetto Regionale di prevenzione primaria Ca’ Dotta e scrivo per “La Tecnica” rivista mensile italiana dedicata al settore delle onoranze funebri.
Collaboro con amministrazioni comunali del territorio nella progettazione e realizzazione di incontri pubblici, conferenze e iniziative di carattere divulgativo e formativo. Svolgo formazione aziendale sul tema del benessere e delle relazioni in team.
G.: Veniamo al tema che abbiamo lanciato ovvero l’antifragilità. Ci spieghi in breve il concetto?
E.: Il concetto di antifragilità è stato introdotto da Taleb nel 2012, e vuole sottolineare l’importanza di riuscire a trarre benefici e vantaggi anche dagli eventi più traumatici. A differenza della resilienza, che consiste nel resistere agli urti e tornare allo stato precedente, l’antifragilità è la capacità di evolvere grazie agli shock, trasformando il caos e le difficoltà in occasioni di crescita. È una differenza sostanziale: mentre la resilienza può tradursi nel “tenere duro”, con il rischio di favorire sopportazione e staticità, l’antifragilità invita ad attraversare l’avversità, mettendo in campo risorse, abilità e capacità per trasformare l’esperienza in un’opportunità di cambiamento ed evoluzione.
G.: Ma perché è così importante esserlo?
E.: Essere antifragili è importante per riuscire a stare con quello che ci capita e riuscire al contempo a migliorarci, crescere, imparare dalle situazioni, soprattutto quelle indesiderate o tragiche.
Taleb fa una distinzione chiara tra la fragilità, ovvero una reazione negativa alle avversità e al caos e l’antifragilità (che non è robustezza!) che invece ha delle reazioni positive, nel senso che accoglie ciò che accade con la consapevolezza che, anche se sarà forse difficile, ne trarrà qualche vantaggio.
G.: Emily, oltre a leggere il libro in parola, peraltro piuttosto complesso per quanto interessante, che cosa proporresti a noi tutti per affrontare la sfida personale dell’antifragilità?
E.: Diventa senz’altro irrinunciabile, se si vuole veramente andare oltre l’atteggiamento di resilienza, creare occasioni d’incontro, di gruppo sia come conferenze sia e soprattutto come momenti di condivisione, perché tutti siamo già antifragili, dobbiamo solo capire come metterlo in atto e imparare anche dagli esempi altrui per prendere spunto.
G.: Per esempio?
E.: Si tratta per esempio di imparare gli strumenti per trasformare stress e ansia in forza e crescita.
G.: Come e con quali obiettivi specifici?
E.: La vita può cambiare rapidamente e mettere alla prova persone, famiglie e comunità. Diventa dunque fondamentale scoprire come affrontare le sfide non solo “tenendo duro”, ma trasformandole in occasioni di crescita e rinnovamento.
Occorre approfittare con coraggio di incontri teorici e pratici che si basano sul concetto di antifragilità coniato da Taleb e altri riferimenti filosofici in linea con questa teoria. Incontri in cui sperimentare e comprendere, attraverso modalità mirate e la condivisione libera il concetto di antifragilità, imparando a trasformare lo stress, le difficoltà, gli imprevisti, i conflitti e i cambiamenti in opportunità o momenti di crescita; l’antifragilità è uno strumento molto efficace per sviluppare risorse interiori e relazionali, rafforzando la comunità come rete viva di sostegno reciproco. Quelli che propongo io sono incontri già sperimentati, che sono aperti a giovani, adulti, genitori e cittadini che desiderano coltivare benessere, speranza e creatività.
G.: E gli obiettivi?
E.: In primis favorire l’accesso a tematiche di crescita personale in un’ottica di miglioramento, per scoprire che non si è soli nelle proprie difficoltà e ci sono dei metodi e degli strumenti per farvi fronte. Dai feedback dei partecipanti agli altri cicli che ho tenuto ho potuto constatare con gioia che avere indicazioni pratiche e input che aprono al dialogo e al pensiero su come affrontare le difficoltà può davvero migliorare la qualità della vita.
G.: Grazie Emily e a presto qui con noi.
E.: Grazie a voi.
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Con affetto
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