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Pensieri di Stefano Twumasi Quarshie sul racconto a cura di Gianni Faccin, che puoi leggere per intero cliccando QUI

Sono bastati 3 anni per sconvolgere radicalmente lo scenario socio-economico non solo dell’Italia, ma del mondo intero. Perdita del lavoro a causa della crisi, perdita dei propri cari a causa della pandemia che ha sconvolto il mondo, migliaia di famiglie che fanno fatica ad acquistare cibo e beni di prima necessità, a pagare l’affitto e le bollette.

A tutto questo scenario poi, si aggiunge una guerra i cui danni sono incalcolabili e la cui fine sembra ancora lontana.

Quando leggiamo di queste catastrofi da un cellulare o le senti per racconto paiono distanti, non ci sfiorano, ma dovrebbero toccarci più nel profondo e farci non solo riflettere, ma anche porci qualche domanda su come possiamo, nel nostro piccolo, mettere dei piccoli tasselli per cambiare le cose.

Però in questi 3 anni di restrizioni, regole e confinamenti, abbiamo imparato lentamente ad isolarci e chiudere sempre più lo sguardo verso il mondo circostante, dimenticandoci il senso e il valore della parola “dare” e della sacrosanta parola “comunità”, intesa come l’essere parte di un gruppo con un cammino condiviso e con valori simili ai tuoi.

Forse tutto ciò è dato anche dalla dottrina dell’individualismo della società odierna, che sprona l’individuo ad anteporre sé stesso a tutti, negando l’importanza di questi valori fondamentali.

Tra coloro che accettano e coloro che si rassegnano, ci sono loro: coloro che provano a cambiare le cose.

È proprio quello che ormai da 20 anni fanno Gianni, Giorgio e la loro associazione GSM San Giorgio, e in questo breve racconto sono bastate poche e semplici parole per trasmettere l’ardore di 20 anni di lavoro fatto con speranza nella nostra comunità.

Passato, presente e futuro connessi in un racconto:

https://ilmiolibro.kataweb.it/storiebrevi/631037/ventanni-dopo-e-ora/

La riflessione aperta di Gianni sull’impegno sociale condiviso, mi ha fatto vivere un piccolo pezzo di storia del passato dei nostri paesi che mi ha sempre affascinato, riuscendo a vivere direttamente, attraverso il racconto, l’ambizione di questi 11 volenterosi di Poleo che decisero di mettersi insieme per coniugare varie esigenze presenti nel quartiere.

L’altruismo è la mano che muove il mondo verso orizzonti migliori, e c’è un elemento che è comune a tutte le persone come Gianni e che ammiro più di ogni altro: la resilienza.

Infatti non sono affatto mancati momenti difficili all’associazione, particolarmente in tempi odierni dove le comunità stanno cambiando e non ci sono più stimoli facilitatori e coinvolgenti come un tempo, ma nonostante ciò non si rinuncia mai a una visione di comunità rinnovata.

Penso che l’associazione può essere veramente il fulcro di ripartenza per ripristinare il senso di comunità e io, che collaboro ardentemente con essa, voglio assistere in prima persona a questa splendida rinascita.

Non sono mancate di certo le domande sul futuro, quelle che io, essendo molto giovane, vedo distanti, ma delle quali capisco l’importanza imprescindibile.

Nel leggere le 5 domande che Gianni si pone nel racconto inevitabilmente, me ne sono posta una anche io: con i tempi che cambieranno, a chi andrà in mano la visione che il Gruppo Sociale Missionario San Giorgio ha custodito e sta coltivando da anni?

È come se questa domanda me la fossi posta io nei confronti di me stesso, perché io per primo desidero che l’impegno nobile di persone come Giorgio, Gianni, Paolo, Beatrice e Rosy e tutti gli altri non si affievolisca e anzi, al contrario, diventi un fuoco che attrae altre persone attorno a sé.

Quelle stesse persone poi, quando Gianni e Giorgio avranno passato il testimone, contribuiranno ad ampliare, rinnovare e modernizzare la visione che ha permesso a GSM San Giorgio di arrivare dov’è arrivata, per puntare ancora più in alto.

“C’è qualcuno seduto all’ombra oggi perché qualcun altro ha piantato un albero molto tempo fa.” Questa citazione di Warren Buffet sottolinea ancora di più l’importanza di ciò che hanno fatto tutti i volontari in questi 20 anni, nell’attesa di passare il testimone alle future generazioni.

Se vuoi leggere il racconto scritto da Gianni Faccin riguardo il viaggio di 20 anni fatto con l’associazione, clicca QUI.

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Con affetto