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Suor Anna Fontana con alcune collaboratrici

Il testo che segue è apparso su CHIESA VIVA questo mese e abbiamo ritenuto doveroso inoltrarvelo, vista la lunga amicizia che ci lega con suor Anna Fontana.

Alle soglie del Giubileo del 2000, l’accorato invito di Giovanni Paolo II a spalancare le porte a Cristo e l’opzione preferenziale per i poveri, centro del Vangelo, ha sollecitato noi, Suore Orsoline, ad allargare gli orizzonti della missione al continente africano, periferia geografica e umana.

Nella diocesi di Beira, nel cuore del Mozambico, impariamo ad incarnarci nel tessuto ecclesiale e sociale, con il cuore ardente per il Signore; mite e umile è il desiderio di abbracciare il mondo, in particolare le donne e i/le giovani, che compongono la maggior parte della popolazione mozambicana.

Risuona la chiamata personale del Risorto che mi invita ad andare incontro alle persone e far sentire loro che sono amate, e che solo l’amore fa fiorire la vita; la vita di chi ha fame di pane, ma anche di educazione e dignità, e di chi cerca un lavoro e un senso alla vita.

Nei quasi 20 anni di servizio missionario vissuto in questa terra amata dal Signore, ho imparato a tessere relazioni di fraternità e sororità sempre più allargate, a prendermi cura delle persone che mi sono affidate e a cui mi affido, consapevole che stiamo crescendo in umanità nella misura in cui fiorisce il rispetto reciproco, la comprensione, la prossimità.

Legati l’uno all’altro con il vincolo della carità, possiamo curare le ferite dell’umanità malata non solo di Covid, ma soprattutto di egoismo, di aggressività e indifferenza.

Camminando con il popolo mozambicano, che ha segnato la mia crescita umana e spirituale e quindi il mio essere missionaria, il Signore mi ha continuamente interpellato a diventare una presenza di comunione che crea relazioni di prossimità, a coltivare la speranza che addita il seme che germoglia, a mettere in atto processi di vita nuova, che lo Spirito feconderà e a sviluppare un’attitudine di gratitudine.

Coltivando una relazione intima con il “Maestro dell’anima mia” cerco di testimoniare l’essere missionaria prima di tutto per ciò che sono, ancor prima di esserlo per ciò che dico o faccio. Inviata dalla congregazione e dalla Chiesa di Vicenza, da cui ho ricevuto il mandato e il cui crocifisso custodisco con tanta cura, sento che tessere la comunione con la Chiesa locale fortifica la missione.

Celebrando 75 anni di fondazione della diocesi, l’essere pietre vive è stato il motto ispiratore, rinvigorito dopo che il ciclone Idai ha distrutto molte chiese. La comunione con le altre congregazioni, i preti, il Vescovo e la parrocchia in cui siamo inserite, si esprime nella partecipazione attiva e nell’offrire un contributo carismatico specifico.

Vivo la missione in particolare all’Università Cattolica del Mozambico, curando le relazioni umane e promovendo una presenza femminile armonica, come pure “impulsionando” una cultura di pace, la cura della casa comune e un’economia più umana e solidale. Ai/alle giovani offro uno spazio accogliente di ascolto e cura, aiutandoli a scoprire la loro personale missione, il potenziale che sono per la trasformazione di una società più umana.

L’apertura al dono, alla solidarietà e alla relazione con Dio integra la preparazione accademica, soprattutto di coloro che usufruiscono di una borsa di studio. Le persone che incontro, con cui condivido gioie, sofferenze e speranze, abitano la mia preghiera.

Ringrazio il Signore per la loro presenza e le affido a Lui che conosce il bisogno di ciascuno.

E la missione si illumina della presenza amorosa di Dio e dello Spirito che rigenera la vita.

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Con affetto