Colloquio della redazione con Stefano Quarshie Twumasi
Nell’incontro aperto a tutti, organizzato dalla nostra Associazione nel dicembre scorso, si sono toccati vari temi sociali che si considerano emergenti in questa fase storica. In quell’occasione si sono raccolti spunti molto interessanti che ci aiuteranno a programmare le attività di Gsm San Giorgio del prossimo mandato triennale. Proprio su questa linea è stato recepito l’invito di Stefano che già da qualche tempo ci aiuta sia come metodo sia come nuove proposte. Lo incontriamo per approfondire meglio quanto da lui espresso nell’incontro pubblico.
Redazione – Stefano, innanzitutto grazie per l’attenzione. Nel tuo intervento, il 19 dicembre scorso, sei partito da un libro che avevi letto di recente, dal quale avevi individuato un approccio interessante. Di che si stratta?
Stefano – Certamente. Si tratta di Ikigai di Garcia e Miralles edito da Rizzoli. Un libro in cui viene illustrato un metodo, l’ikigai appunto, che deriva da una filosofia giapponese in vista di una vita lunga e felice.
R. – Che ci propone questa filosofia e in che consiste il metodo?
S. – La filosofia è assai realistica nella vita degli uomini. Si tratta di scoprire la chiave per dare piena realizzazione dell’esistenza. Ikigai significa letteralmente “ragione di vivere”, ed il metodo consiste nel ricercare ciò che dà senso e realizzazione alla propria quotidianità, tralasciando tutto il resto.
R. – Parole sante, ma non siamo nel campo dell’ovvio?
S. – Sì, siamo nel campo delle ovvietà, ma proprio per questo certe cose importanti vengono date per scontate e questo avviene a maggior ragione se ci troviamo, come infatti ci troviamo, immersi in una cultura diffusa in cui il successo si misura sui soldi e sul ruolo che si occupa nella società.
R. – Andiamo oltre, il metodo cosa prevede concretamente?
S. – Trovare il proprio ikigai vuol dire essenzialmente trovare il proprio posto nel mondo. E non sono solo le persone a poterlo trovare, sfruttando il concetto, ma anche aziende e associazioni. Bisogna con coraggio rispondere ad alcune questioni scottanti per l’essere umano.
In pratica sono quattro: qual è la propria vocazione? Qual è la propria passione? Qual è la propria missione? Infine quali sono le proprie capacità? In definitiva è importante individuare una risposta chiara per ciascuna di queste questioni per poi agire nella loro armonizzazione.
R. – Che cosa c’entra questo metodo con un’attività da ridefinire in campo associativo o comunitario?
S. – Come già detto il metodo è tipico per una crescita personale, ma è applicabilissimo anche alle organizzazioni. Facciamo un esempio semplice e affascinante nello stesso tempo. Partirei dalla passione passando per le capacità, per poi arrivare ai bisogni sociali e alle modalità di riconoscimento anche economico.
In pratica:
- Trovare qualcosa che si ama, ripensando a ciò che ognuno dei componenti della San Giorgio amano fare maggiormente sin da quando è nata l’Associazione e non solo.
- Individuare i propri talenti, ripensando alle attività e alle competenze che ogni associato è maggiormente bravo a fare. Ognuno dei volontari ha delle qualità, competenze e attività nelle quali si esprime meglio, ma guardando l’insieme, si può dire che c’è un attività/competenza che la San Giorgio è competente nel fare, anche secondo il parere della comunità e di coloro che sono venuti in contatto con l’Associazione. A tal proposito è molto utile chiedere il parere a tutti i cointeressati.
- Prendere coscienza di ciò di cui il mondo ha bisogno. Qui essenzialmente e ci si deve guardare intorno, nella nostra comunità e farci alcune domande: di che cosa c’è maggiormente bisogno tra le persone della comunità? – quali sono i bisogni più richiesti dalla comunità ma di cui NESSUNO si sta occupando con attenzione? – quali sono i bisogni attualmente richiesti da MOLTE persone nella nostra comunità e di cui possiamo essere i PRIMI ad occuparci? – quale è un bisogno su cui possiamo concentrarci e spendere risorse ed energie per soddisfarlo? Se ci si concentra nel risolvere una specifica esigenza non solo si impiegano al meglio tempo e risorse, ma saremo anche i primi nella mente delle persone che hanno bisogno di noi.
- Prendere coscienza delle modalità di riconoscimento collettivo, possiamo essenzialmente offrire qualcosa di specifico alla comunità ricavandone donazioni, contributi (mensili o occasionali), offerte e pagamenti, così facendo possiamo finanziare l’associazione, la sua necessaria progettualità presente e futura.
Per concludere una riflessione di Giorgio Santacaterina.
Dopo aver verificato la volontà e la disponibilità di persone, gruppi ed associazioni di rinnovare e riaccendere lo spirito della Comunità con l’assunzione
di responsabilità condivise, GSM San Giorgio può più serenamente cominciare a pensare il proprio ruolo in questa impresa ed il proprio futuro. Rispondere alle
quattro domande proposte dal metodo ed illustrate da Stefano ci permetterà di scegliere il nostro campo d’azione, quelle attività che maggiormente ci gratificano, evidenziando le nostre competenze, valorizzando le risorse culturali, sociali ed umane presenti nella associazione, per divenire punto di riferimento per istituzioni ed associazioni, raccogliere i frutti del lavoro di questi anni promuovendo la consapevolezza del nostro valore. Ora dobbiamo decidere assieme il nostro Ikigai, “il nostro posto nel mondo”.
Grazie Stefano!
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