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colloquio di Paolo Rudella con Giorgio Santacaterina

Proseguiamo nel nostro giro di presentazione dei componenti del consiglio direttivo del GSM San Giorgio con il nostro presidente, Giorgio Santacaterina.

Sono tanti anni che lo conosco, e l’impegno in diverse “situazioni” sociali ci ha visti spesso assieme, ma una cosa noto sopra tutte … il suo entusiasmo …  che non è mai venuto meno e che si rinnova in ogni nuova iniziativa che intraprende.

Giorgio … dove inizia la tua sensibilità sociale:

Vengo da una famiglia che viveva completamente immersa in questa dimensione. Papà Giacinto, negli anni ’80, è stato un promotore della rete di socialità nel nostro territorio, soprattutto come presidente dell’ULSS. Faccio notare la seconda “S” del nome, che sta per “sociale”, da lui fortemente valorizzata, in un periodo in cui altri si sono dedicati in via prevalente al sanitario. Di questa impostazione il nostro territorio è diventato un esempio, dimostrando la sua validità anche durante questa pandemia, che ci ha visti sicuramente più “attrezzati” di altri territori.

Ma tu dove ti sei impegnato la prima volta:

Erano gli anni dell’università e alcuni compagni di appartamento erano in contatto con un missionario nell’allora Zaire. Nel villaggio dove questo missionario faceva base ogni forma di energia veniva prodotta da generatori a gasolio, e … finito il carburante … basta energia. Appena saputo che una piccola azienda del trevigiano aveva una centralina idroelettrica inutilizzata il gioco è stato fatto. Non solo ci hanno dato la centralina, ma abbiamo trovato anche chi l’ha riparata e chi ci ha dato pezzi di ricambio per garantirne la continuità di funzionamento. Con varie iniziative di autofinanziamento e la disponibilità e generosità di molti abbiamo preso un container per la spedizione del tutto e alcuni di noi sono andati giù per il montaggio. Detta così sembra semplice!

Poi La Casa:

Sono stato membro del Consiglio di Amministrazione dell’Ipab La Casa di Schio negli anni in cui si è realizzato il processo di ammodernamento ed ampliamento delle residenze. Mi emoziona molto ricordare quando sono state prese in gestione alcune strutture a Montecchio Precalcino (un nucleo ex psichiatrico e la comunità Il Cardo). Sono entrato in contatto con la sofferenza degli ospiti, le preoccupazioni dei parenti, ma anche l’impegno dei dipendenti.

Poi hai dedicato anche parecchio tempo all’impegno politico:

Dopo una lunga “gavetta” partitica, nel 2007 ho avuto l’onore di partecipare all’amministrazione della città entrando nella Giunta Comunale come assessore con delega alla Sicurezza, alla Partecipazione ed alle Attività Giovanili. Oltre alla fatica dell’impegno, che peraltro si dimentica in fretta, ricordo con piacere la sperimentazione del bilancio partecipato con i consigli di quartiere e le iniziative per una Schio Sicura. Non posso non ricordare i giri notturni assieme alla Polizia Locale e le molte occasioni di incontro e confronto con i giovani e le Associazioni della città.

Quindi sei arrivato a Slow Food:

Si. Avevo bisogno di un periodo di decantazione, di rigenerazione. Si riconosce Slow Food per il cibo, ma sarebbe troppo riduttivo fermarsi qui. Slow Food è la proposta di un nuovo modello di sviluppo, che attraverso la valorizzazione dei territori ricerca la genuinità dei prodotti, la loro sostenibilità ecologica e l’equità del loro prezzo. Dalla necessità di alimentarci dipendono quasi tutte le nostre scelte e dobbiamo riuscire a farlo senza distruggere la terra … come sta avvenendo ora. Qui è nata la mia personale ricerca di cibi genuini e di vini sinceri.

Ed ora con il GSM San Giorgio come sta andando?

Il gruppo sta evolvendo, sta proseguendo nella sua strutturazione. Il recente progetto “IrRETIamo il Covid” ci ha cambiato pelle, mettendoci a confronto con molte associazioni del territorio e rendendoci consapevoli che è necessario costituire delle “reti” fra di noi, per valorizzare e ottimizzare le capacità dei singoli operatori del sociale ed essere così in grado di affrontare con competenza le situazioni di bisogno con cui entriamo in contatto.

Quando si racconta una persona si finisce sempre con la sensazione di non essere riusciti a dire abbastanza, e quindi cerco di mettere la parola fine a queste righe con una frase di Giorgio, che più o meno dice: “se sei consapevole di quello che puoi fare … DEVI FARLO”. E non preoccupiamoci di quanta strada ci sarà ancora da fare … il bello è camminare, magari in compagnia!

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Con affetto